"Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli" J.Brodsky

Recensioni

Recensione: “La ricetta del Dottor Wasser”

Recensione di Silvia Signaroldi.

Lars Gustafsson
La ricetta del Dottor Wasser
(Iperborea)

iperboreaConfesso che mi ha spiazzata: si dipana proprio come la narrazione di memorie di un anziano che tra un aneddoto e un cruciverba e un bicchiere racconta com’è andata veramente la sua vita, ma poi divaga sulle storie connesse e attinenti, e poi si perde in particolari, e sospira sui ricordi galanti (a sentir lui non se ne è lasciata scappare una…) e in conclusione mica ti racconta proprio bene come poi è andata a finire!
La scrittura è decisamente accattivante e si legge molto piacevolmente anche se i fatti sono descritti in maniera vaga, come vago ed enigmatico è il protagonista.
Ma quello che prende in maniera prepotente è la sua filosofia di vita, l’astuzia, la voglia di vivere, la capacità di giocare, di recitare, di improvvisare con fantasia e coraggio.
Ho scelto tante citazioni (e tante tante altre ne avrei scelte) perché in ognuna c’è un pezzetto della nostra quotidiana storia che, a volte troppo inconsapevolmente, viviamo ogni giorno:
«No, la vita un senso non ce l’ha. Però glielo si può dare. Forse è stato quel che ho fatto.»
«Scelsi dunque di diventare qualcun altro, di abbandonare famiglia e ricordi e i pochi amici che avevo a casa. Lo scelsi, non perché sperassi chissà cosa da quell’altro, ma perché la seduzione che veniva dall’idea stessa di avere un libero arbitrio era irresistibile. Come ho già fatto presente. E per farla breve: scelsi.»
«Vivere una vita normale è la forma più triste di suicidio»
«… penso si sia trattato di un arresto cardiaco legato all’età. La morte che la maggior parte di noi si augura. O dice di augurarsi. Ho fatto in modo che il cane avesse un funerale degno di lui. Era forse l’unico amico che non ho mai ingannato.»

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Recensione: “La più amata”

Recensione di Silvia Signaroldi.

Teresa Ciabatti
La più amata
(Mondadori)

amataMi era rimasta impressa, tanto che ogni tanto ci ripenso, una di quelle frasettine stucchevoli su sfondi evanescenti e diceva più o meno “ogni scrittore parla di sé, se è bravo ti illude che parli di te”.
Per fortuna qui non succede, perché nessuno vorrebbe mai trovarsi immischiato in un’umanità così descritta, così insensibile e arrivista, così miseramente superficiale e isterica, emotivamente asciutta nell’incapacità più totale di amore e di affetto.
L’autrice dimostra un certo coraggio per raccontare, pur magari romanzando, una vita trascorsa tra freddi calcoli, ambizioni, capricci, narcisismi esasperati, in una realtà misteriosa e impensabile e quindi irreale nel mondo della vita delle persone di tutti i giorni. Viene vivisezionata l’infanzia di bambini cui di fatto l’infanzia è negata, svezzati ed educati a valori esclusivamente monetari.
La scrittura infatti rende bene la successiva e adulta ricerca di un senso, di una percezione nuova e consolatoria: è sofferta, incalzante, coinvolgente ma insieme scostante in maniera quasi psicopatica, e ci ritroviamo con la sgradevole sensazione di bocca allappata dopo aver assaggiato un frutto, e un mondo, apparentemente bello ma orrendamente malmaturo.


Recensione: “Solo per Ida Brown”

Recensione di Alessandro Mastroianni:

Solo per Ida Brown
di Ricardo Piglia
(Feltrinelli)

piglia

“La questione non era come pensare ciò che si vive, ma come vivere per poter pensare”

Ricardo Piglia, argentino, tra i migliori scrittori latino americani, ci lascia come ultimo lavoro questo “Solo per Ida Brown”, un romanzo noir pregno di letteratura e critica letteraria, di filosofia politica e attualità, un testo colto senza essere erudito, a duplice velocità, azione e riflessione.
All’interno del mondo universitario che l’autore ben conosce (docente a Princeton ed Harvard), si muove il protagonista Emilio Renzi, invitato come visiting professor in qualità di docente di letteratura inglese alla Taylor University, nei pressi di New York.
Aleggia un che di Ballard nel campus universitario dove Ida Brown, star accademica esperta studiosa di Conrad, invita Renzi per un semestre di seminari su W.C. Hudson, autore britannico che nei primi decenni del novecento propose una nascita di movimenti di ritorno attivo alla natura.
Come in Simenon, il delitto arriva educatamente puntuale, previsto e prevedile, vittima è proprio Ida Brown.
E come prevedibile è il delitto, poco spazio viene dato anche all’indagine.
Il colpevole, un prestigioso matematico terrorista, un anacoreta scientifico che vive in elogio del romitaggio, à la Thoreau, viene di fatto consegnato al lettore senza particolari intrecci investigativi.
Allora quale può essere l’interesse per un romanzo che pare essere di genere ma che del genere (noir o giallo che sia) ha poco o nulla, forse solo una confezione apparentemente stilistica?
Donna di élite ma al contempo anti elitaria, affascinante femmina dal carattere sfuggente, quasi in bilico tra due ruoli, (non dimentichiamo lo sguardo di Piglia tipicamente argentino, con la memoria alla dittatura recente), Ida Brown appartiene al mondo del potere culturale del quale si nutre e dalla quale fugge delineando forse il perfetto e incoerente intellettuale odierno. Ancor più significativo se consideriamo quanto negli Stati Uniti un pensiero radicale o estremo venga considerato antisociale e letteralmente sbagliato.
Cosa può significare oggi la figura di un terrorista?
Se tipicamente gli eroi dei romanzi sono avventurieri o dandy, il terrorista è una sintesi di essi con l’aggravante di sentirsi unico ed eccezionale, recita Nina, un altro bellissimo personaggio femminile. Qui troviamo un lucido matematico che muove dall’assenza in società all’azione diretta. Un uomo che si sottrae, un uomo per cui “la verità non coincide con la realtà empirica, per il quale allontanarsi da tutto è la sola possibilità per non uscir di senno. L’unica via per dominare il mondo è lasciarselo alle spalle.”
Piglia non dà indizi certi, è forse nelle trame intertestuali precedenti il delitto che fornisce le basi per poter comprendere l’attacco al potere e alla classe dominante. Oppure nella serie di rimandi letterari e intuizioni suggerite nelle digressioni accademiche che troviamo la strada di connessione con il pensiero di un lucidissimo e razionale terrorista.
L’ultimo lavoro dello scrittore argentino è una colta analisi sul potere delle classi dominanti, su quello intellettuale ed accademico e sui suoi centri di produzione.
Un lucido e disincantato sguardo sul presente, non solo statunitense.


Recensione: “Dente per dente”

Recensione di Noemi Veneziani.

Francesco Muzzopappa
“Dente per dente”
Fazi ed.

fazi

Quando si dice “VENDETTA”: Occhio per occhio. Dente per dente.

Se nelle grandi città siamo abituati a vedere importanti musei come il GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna) di Roma, il MAMBO (Museo d’Arte moderna BOlogna) di Bologna e il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina) di Napoli, a Varese abbiamo la possibilità di ammirare alcune tra le opere peggiori di Duchamp, Magritte, Warhol e tanti altri presso il rinomato MU.CO (MUseo d’arte COntemporanea). E tra queste orride opere d’arte lavora quotidianamente lo sfortunato Leo, privo di due dita – e per questo nominato Ottodita da un antipatico pappagallo – totalmente sguarnito di sogni ma particolarmente abile nell’arte del vendicarsi. Specialmente se la persona vittima di tanto odio è la bella, ricca e cattolicissima – si fa per dire – Andrea che, dopo aver imposto al nostro ingenuo protagonista una relazione all’insegna del rispetto dei precetti religiosi, si diverte a vestire i panni di attrice protagonista di atti tutt’altro che PURI.
Ma la vendetta è subito pronta!
E niente sarà più divertente per voi che leggere di come questo assurdo personaggio riuscirà a riscattare se stesso attraverso la comica infrazione di tutti e dieci i comandamenti.
Dente per dente di Francesco Muzzopappa – edito dalla Fazi Editore per la collana Le MerAviglie – è un romanzo breve, divertente e intelligentemente comico, in grado ti catturare il lettore facendolo divertire dalla prima all’ultima pagina.
Cosa vi posso dire di altro?
Superconsigliatissimo!!!


Recensione: “Cordelia”

Recensione di Silvia Signaroldi.

Cordelia
di Nicoletta Vallorani
(Prospero editore)

cordeliaMi ha decisamente catturata, questa piccola grande bambina di otto anni.
E’ una storia di crescita, di evoluzione, di “problemi”, di disagi, di dolore, ma anche di affetto e di consolazione.
E’ difficile essere madri, ma è difficile anche essere figli, e ancor più difficile è essere figlie di una madre, e la difficoltà è ancora maggiore quando la madre è una “madre non sufficientemente buona”.
Ma Cordelia ha occhi grandi e l’inesauribile risorsa del ricordo e dell’amore di un nonno dal cuore di bambino, capace di far parlare e di far vivere tutti i colori del mondo: e fra tutti questi colori ognuno deve trovare il suo, di colore, e poi si può decidere di cambiarselo, il colore, e da grandi, a otto anni, si può decidere tutti i giorni.
Storia triste, con una mamma indifferente e anzi astiosa verso la sua bambina, ma soffusa comunque di tenerezza e di speranza.


Recensione: “La distrazione di Dio”

Recensione di Silvia Signaroldi.

La distrazione di Dio
di Alessio Cuffaro
(Autori Riuniti)

cuffaroNon ricordo più come ci sono arrivata, forse di link in link partendo proprio da un gruppo di lettura e incuriosita dalle due righe di trama sono partita. Solo oltre la metà mi sono accorta che le pagine sono numerate al contrario, con un segno meno davanti: un’idea inusuale che mi ha confermato le impressioni e le sorprese di lettura.
E’ la storia di questo personaggio che alla fine della sua vita, e di ogni sua vita, non muore e si ritrova nel corpo di un’altra persona che sta a sua volta morendo e che effettivamente muore lasciandogli in eredità il suo corpo: occasioni che vanno avanti per ben più di cento anni, attraversando le epoche, la storia, le città.
In un primo tempo questo susseguirsi di vite e di corpi ha vagamente richiamato alla mia memoria Il curioso caso di Benjamin Button.
Alla fine, e solo alla fine, quando nell’ultimo corpo si ritrova in terapia con uno psicologo (apparentemente scettico, ma forse più consapevole di quanto voglia far credere al protagonista, e a noi lettori) mi si forma la convinzione che il personaggio potrebbe essere una lunga e articolata metafora di quella che è la vita di ognuno di noi, delle persone che incontriamo, delle altre vite in cui lasciamo un segno da cui dipendono eventi e sviluppi delle storie altrui, e dei sensi di colpa che ne riportiamo. E infatti lo psicologo gli, anzi, le dice: “Il punto è accettarlo e imparare a stare dalla propria parte, anche se si crede di non meritarlo.”
Una scrittura precisa ma non pedante, leggera e scorrevole anche se fin troppo ‘normale’ per un’idea decisamente originale.
Talmente originale che la vedrei come potenziale sceneggiatura di serie tv: una serie di storie concatenate nelle epoche e nei luoghi più disparati, tanto che per un attimo nella mia mente il personaggio era una specie di Doctor Who!


Recensione: “Il bacio della donna ragno”

Recensione di Noemi Veneziani.

Il bacio della donna ragno
di Manuel Puig
(ed.SUR)

donna ragnoUn romanzo dall’insolita trama

La ragazza sa di non essere come tutte le altre, c’è qualcosa in lei di inquietante, di pericoloso…
Così si apre il romanzo scaturito da una delle penne più note d’Argentina, Manuel Puig, nel 1976.
Il bacio della donna ragno è un romanzo molto particolare, sia per la trama ivi racchiusa che per la struttura stessa attraverso cui l’autore ha deciso di presentare l’intera vicenda.
La storia si svolge interamente all’interno del carcere di Buenos Aires durante gli anni Settanta, gli anni del regime dittatoriale brasiliano, gli anni di resistenza politica. In particolare, la vicenda ha luogo all’interno di una modesta cella in cui il lettore segue da vicino le quotidiane conversazioni del 26enne Valentìn Arregui – leader del movimento politico dissidente – e del 45enne Luis Molina o Molinita – colpevole solamente di essere omosessuale.

Puig ci tiene prigionieri in una cella per tutta la durata del romanzo, permettendo l’evasione solamente attraverso il racconto di pellicole patinate degli anni Quaranta, narrate alternativamente dai due sfortunati protagonisti con lo scopo d’intrattenersi a vicenda durante le loro noiose giornate da detenuti. L’atmosfera creata dalle trame dei film contribuisce sicuramente ad aumentare un certo senso di angoscia e di suspense nei confronti del destino spettante i due detenuti che, solamente in apparenza, sembrano essere indiscutibilmente incompatibili, ma che la costretta convivenza farà avvicinare.
Il complicato rapporto che, mano a mano, Valentίn e Molina iniziano ad intrecciare, permette al lettore di amarli entrambi: è infatti apprezzabile la leggerezza e l’ironia del giovane leader e la dolcezza e la pacatezza della più anziana Molinita che racconta il dramma dell’omosessualità da lui/lei vissuto in prima persona.
La scrittura è molto semplice e lineare. L’intero romanzo è un dialogo incessante forse un po’ appesantito da lunghe riflessioni – riportate come flussi di coscienza – e interminabili note dedicate ad alcuni aspetti tratti dagli studi psicoanalitici di Freud.

Il bacio della donna ragno – edito dalla casa editrice SUR – è dunque un libro insolito, un romanzo sui sentimenti, dotato di una particolare potenza e grazia nel denunciare una particolare situazione sociale e politica.
Un finale del tutto, o quasi, inatteso e una storia di affetti un po’ diversi da quella che solitamente si tende a definire la normalità.


Recensione “Il libro del mare”

Recensione di Noemi Veneziani.

Morten Andreas Strøksnes
Il libro del mare
(ed.Iperborea)

mareSPLASH! SPLASH! Profondo blu

Si erano finalmente decisi Hugo e Morten: si sarebbero avventurati in mare aperto, tra le pericolose correnti delle gelide acque del nord per dare la caccia al leggendario, e temutissimo, squalo della Groenlandia.
Così, dopo aver fissato la propria base presso la stazione di Aasjord a Skrova, nell’arcipelago delle Lofoten, si erano equipaggiati e documentati per iniziare la propria ricerca; si erano procurati una lunga e solida catena, esche a sufficienza e con la conoscenza dei mari del marinaio pittore Hugo, con il piccolo RIB pronto a salpare per il mare aperto, nulla avrebbe potuto impedire di tentare l’impresa. Solamente l’irrequieto mare sembrava non voler contribuire all’azione.

Wanted: squalo della Groenlandia di medie dimensioni, lunghezza dai tre ai cinque metri, peso circa seicento chili. Nome latino: Somniosus microcephalus. Muso corto e tondeggiante, corpo a forma di sigaro, pinne relativamente piccole. Partorisce progenie viva. Dimora nell’Atlantico settentrionale e arriva perfino a spingersi sotto la calotta galleggiante intorno al Polo Nord. Preferisce temperature vicine allo zero, ma può anche tollerare acque più calde. Arriva a immergersi fino a milleduecento metri e oltre. I denti nell’arcata inferiore sono piccoli come quelli di una sega, nell’arcata superiore sono altrettanto affilati […] Oltre ai denti a sega ha, in comune con pochi altri squali, labbra a risucchio che tengono “incollate” le prede più grandi alla bocca mentre le mastica. Ogni accoppiamento è una violenza brutale. C’è di buono che non fa sesso fino a dopo i cent’anni.

Sarebbe stato molto difficile e dispendioso, in termini di energie, andare a caccia di un essere che solamente in rare occasioni faceva la sua presenza più in superficie, specialmente se si è costretti a rimanere sulla terraferma molto a lungo a causa di improvvise e violente tempeste marine.

Fortunatamente le giornate nella stazione di Aasjord si facevano, giorno dopo giorno, sempre più interessanti poiché, mentre Hugo e l’intraprendente moglie si dedicavano alla ristrutturazione della stazione e all’organizzazione di tradizionali ricorrenze, Morten poteva dedicarsi alla lettura di alcuni volumi recuperati a Oslo prima di imbarcarsi per il Nord.
Ed ecco fornita allo scrittore la perfetta imbeccata per una lunga e divertente discesa nei fondali marini tra scienza, storia, poesia e leggende di marinai sopravvissuti ai più terribili mostri marini. Calamari lampeggianti, meduse dai trecento stomaci, draghi acquatici e altre incredibili creature narrate dal cinquecentesco Olao Magno o, più semplicemente, riportate da Jules Verne nel suo Ventimila leghe sotto i mari, sono i protagonisti di questa incredibile avventura tra oceano e terra.

Il norvegese Morten Andreas Strøksnes, con il suo romanzo-documentario Il libro del mare edito da Iperborea, fornisce dunque al lettore una vera e propria seconda esplorazione dopo quella del francese Verne.
Una storia vera raccontata con ritmo incalzante che tuttavia lascia spazio a lunghe e curiose descrizioni di insolite specie marine che tuttavia non si limita alla semplice descrizione biologica ma, trattando il tema del mare, discute anche di ecologia e teoria evolutiva. Pagina dopo pagina il lettore scopre di appartenere sempre di più a quel mondo che ancora gli rimane in gran parte sconosciuto e che, per questo, è in grado di esercitare ancora una forte influenza sull’uomo permettendo al mito del profondo blu di restare in vita.
Un testo da divorare esattamente come l’esca divorata dallo squalo della Groenlandia e che Hugo e Morten avevano sapientemente posizionato sperando, dopo tanta pazienza e perseveranza, di provare l’emozione di incontrare dal vivo, non solamente grandi globocefali e meravigliose orche o rapidi merluzzi, ma la loro ambita preda.

È fuori da ogni dubbio che l’autore intenda emulare come propri modelli il già citato Verne con il famosissimo Ventimila leghe sotto i mari e il tragico Moby Dick di Melville; la differenza tra la leggendaria balena bianca e lo squalo della Groenlandia? Quest’ultimo riesce nell’intento di liberarsi dalla presa dell’uomo senza creare danno, fisico o materiale, ai due modesti avventurieri che, tra tentare di sopravvivere durante improvvise e violente tempeste marine e incontri altamente ravvicinati con grossi, seppur placidi, cetacei ne avevano già avuto abbastanza.

Hugo era pronto. Piantato con i piedi al fondo del RIB manteneva perfettamente il controllo della canna da pesca, mentre Morten osservava agitato la scena.
A un tratto il mulinello si fermò permettendo a Hugo di recuperare qualche metro di lenza. La preda stava per essere issata, quando tornò ad agitarsi nell’intento di liberarsi.
Fu un momento quasi magico.

Il mare si agita, davanti a me vedo l’imponente schiena grigia sparire verso il fondo. Con il nostro amo in bocca, e sei metri di catena che gli penzolano sotto. La vita di questo squalo della Groenlandia non sarà più la stessa dopo l’incontro con noi.