"Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli" J.Brodsky

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Recensione “Il libro del mare”

Recensione di Noemi Veneziani.

Morten Andreas Strøksnes
Il libro del mare
(ed.Iperborea)

mareSPLASH! SPLASH! Profondo blu

Si erano finalmente decisi Hugo e Morten: si sarebbero avventurati in mare aperto, tra le pericolose correnti delle gelide acque del nord per dare la caccia al leggendario, e temutissimo, squalo della Groenlandia.
Così, dopo aver fissato la propria base presso la stazione di Aasjord a Skrova, nell’arcipelago delle Lofoten, si erano equipaggiati e documentati per iniziare la propria ricerca; si erano procurati una lunga e solida catena, esche a sufficienza e con la conoscenza dei mari del marinaio pittore Hugo, con il piccolo RIB pronto a salpare per il mare aperto, nulla avrebbe potuto impedire di tentare l’impresa. Solamente l’irrequieto mare sembrava non voler contribuire all’azione.

Wanted: squalo della Groenlandia di medie dimensioni, lunghezza dai tre ai cinque metri, peso circa seicento chili. Nome latino: Somniosus microcephalus. Muso corto e tondeggiante, corpo a forma di sigaro, pinne relativamente piccole. Partorisce progenie viva. Dimora nell’Atlantico settentrionale e arriva perfino a spingersi sotto la calotta galleggiante intorno al Polo Nord. Preferisce temperature vicine allo zero, ma può anche tollerare acque più calde. Arriva a immergersi fino a milleduecento metri e oltre. I denti nell’arcata inferiore sono piccoli come quelli di una sega, nell’arcata superiore sono altrettanto affilati […] Oltre ai denti a sega ha, in comune con pochi altri squali, labbra a risucchio che tengono “incollate” le prede più grandi alla bocca mentre le mastica. Ogni accoppiamento è una violenza brutale. C’è di buono che non fa sesso fino a dopo i cent’anni.

Sarebbe stato molto difficile e dispendioso, in termini di energie, andare a caccia di un essere che solamente in rare occasioni faceva la sua presenza più in superficie, specialmente se si è costretti a rimanere sulla terraferma molto a lungo a causa di improvvise e violente tempeste marine.

Fortunatamente le giornate nella stazione di Aasjord si facevano, giorno dopo giorno, sempre più interessanti poiché, mentre Hugo e l’intraprendente moglie si dedicavano alla ristrutturazione della stazione e all’organizzazione di tradizionali ricorrenze, Morten poteva dedicarsi alla lettura di alcuni volumi recuperati a Oslo prima di imbarcarsi per il Nord.
Ed ecco fornita allo scrittore la perfetta imbeccata per una lunga e divertente discesa nei fondali marini tra scienza, storia, poesia e leggende di marinai sopravvissuti ai più terribili mostri marini. Calamari lampeggianti, meduse dai trecento stomaci, draghi acquatici e altre incredibili creature narrate dal cinquecentesco Olao Magno o, più semplicemente, riportate da Jules Verne nel suo Ventimila leghe sotto i mari, sono i protagonisti di questa incredibile avventura tra oceano e terra.

Il norvegese Morten Andreas Strøksnes, con il suo romanzo-documentario Il libro del mare edito da Iperborea, fornisce dunque al lettore una vera e propria seconda esplorazione dopo quella del francese Verne.
Una storia vera raccontata con ritmo incalzante che tuttavia lascia spazio a lunghe e curiose descrizioni di insolite specie marine che tuttavia non si limita alla semplice descrizione biologica ma, trattando il tema del mare, discute anche di ecologia e teoria evolutiva. Pagina dopo pagina il lettore scopre di appartenere sempre di più a quel mondo che ancora gli rimane in gran parte sconosciuto e che, per questo, è in grado di esercitare ancora una forte influenza sull’uomo permettendo al mito del profondo blu di restare in vita.
Un testo da divorare esattamente come l’esca divorata dallo squalo della Groenlandia e che Hugo e Morten avevano sapientemente posizionato sperando, dopo tanta pazienza e perseveranza, di provare l’emozione di incontrare dal vivo, non solamente grandi globocefali e meravigliose orche o rapidi merluzzi, ma la loro ambita preda.

È fuori da ogni dubbio che l’autore intenda emulare come propri modelli il già citato Verne con il famosissimo Ventimila leghe sotto i mari e il tragico Moby Dick di Melville; la differenza tra la leggendaria balena bianca e lo squalo della Groenlandia? Quest’ultimo riesce nell’intento di liberarsi dalla presa dell’uomo senza creare danno, fisico o materiale, ai due modesti avventurieri che, tra tentare di sopravvivere durante improvvise e violente tempeste marine e incontri altamente ravvicinati con grossi, seppur placidi, cetacei ne avevano già avuto abbastanza.

Hugo era pronto. Piantato con i piedi al fondo del RIB manteneva perfettamente il controllo della canna da pesca, mentre Morten osservava agitato la scena.
A un tratto il mulinello si fermò permettendo a Hugo di recuperare qualche metro di lenza. La preda stava per essere issata, quando tornò ad agitarsi nell’intento di liberarsi.
Fu un momento quasi magico.

Il mare si agita, davanti a me vedo l’imponente schiena grigia sparire verso il fondo. Con il nostro amo in bocca, e sei metri di catena che gli penzolano sotto. La vita di questo squalo della Groenlandia non sarà più la stessa dopo l’incontro con noi.

Crowdfunding per la “Pecora Nera”

Pubblichiamo questa lettera della storica Bottega del commercio equosolidale La Pecora Nera, chi potrà contribuire alla campagna di CROWDFUNDING può farlo online o passando in bottega direttamente.

Inoltre venerdì 28/7/17 ci sarà un “apericena” con contributo di € 12 presso la Coop Infrangibile in via Alessandria n. 16 Piacenza.

pecora

La Pecora Nera, “storica” bottega del commercio equo e solidale di Piacenza, dopo 30 anni di attività rischia – seriamente – di chiudere per sempre, causa una situazione finanziaria non più sostenibile. Si dirà che non è l’unica realtà commerciale che ha dovuto farlo e che non sarà la morte di nessuno, entrambe verità sacrosante.

Però la Pecora Nera non è solo un negozio di prodotti alimentari e di artigianato provenienti dal Sud del Mondo, ma un modo concreto per manifestare solidarietà con le cooperative di agricoltori e artigiani che, grazie al commercio equo, hanno potuto ottenere prezzi per i loro prodotti che hanno conferito un briciolo di ricchezza (e un po’ di dignità) ai soci lavoratori, ricchezza che è stata reinvestita per costruire scuole e laboratori nei quali formare culturalmente e professionalmente i propri giovani, per avere pozzi e ambulatori medici, per liberarsi dalle condizioni capestro dei committenti che obbligano a lavorare senza orario, senza diritti e senza tutele, in particolare per donne e minori. Ma è anche un modo per noi acquirenti per dire che le persone sono più importanti delle cose, e che i diritti e la dignità delle persone non sono negoziabili, tanto meno al ribasso.

Siamo ben consci che le difficoltà non mancano neppure qui da noi, e che i modi per sostenere quella larghissima fascia di popolazione in difficoltà sono tanti, tutti lodevoli e meritevoli di attenzione. Ma la solidarietà, si sa, è inclusiva e poi non possiamo, non vogliamo credere che la crisi economica e l’inerzia naturale delle cose abbia avuto il sopravvento sugli ideali. È vero che da quando la notizia della possibile chiusura è trapelata qualcosa si è mosso, ma molto rimane da fare.

Ci rivolgiamo dunque a tutti coloro che vogliono rifiutarsi di credere che nella nostra città il puntino del commercio equo e solidale venga cancellato, a tutti quelli – e sono tanti – che in questi 30 anni hanno acquistato un pacchetto di caffè o una tavoletta di cioccolato, una saponetta o una bomboniera, ma anche a quelli che fino ad oggi non lo hanno fatto perché pensavano che non fosse così necessario, chiedendogli di fare uno sforzo, di tipo morale, impegnandosi a diventare nostro cliente abituale.

Intanto abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding alla quale si può partecipare
andando alla pagina web https://www.produzionidalbasso.com/, progetto “La Pecora Nera e il commercio equo e solidale a Piacenza” (solo per utenti PayPal), ma si può sostenere l’iniziativa anche recandosi di persona in negozio, in Via Legnano 8 a Piacenza.

Vi aspettiamo, fiduciosi.

Consigliato: “Il blu più profondo del cielo”

Quest’anno il Premio nazionale per libri di racconti “Carlo Cocito” è stato assegnato a Il blu più profondo del cielo di Eric Minetto.

minetto.pngSan Francesco da giovane era una specie di stilista di moda. Joshua Slocum, il primo a navigare in solitaria intorno al mondo, non sapeva nuotare. Bruce Lee ballava il cha cha cha quasi meglio di come combatteva. Fitzgerald scriveva deliranti ricette. Hemingway sfondò a testate il portellone di un aereo in fiamme. Quindici icone per quindici racconti. Quindici personaggi raccontati attraverso un unico, folgorante dettaglio: la finestra sempre accesa di Flaubert, le scarpe troppo strette di Beckett, l’iscrizione in greco sulla tomba di Jim Morrison che recita «Fedele al proprio destino».

In fondo, sulla lapide di ognuno di questi personaggi potrebbe essere incisa la stessa epigrafe. Ciascuno di loro perseguì il proprio destino fino alla fine e anche oltre, ed è così che Morrison, Lawrence d’Arabia, Rimbaud e tutti gli altri protagonisti di questo libro continuano a parlarci, illuminando ancora oggi le nostre esistenze. Con il loro esempio, con le loro opere o magari con un unico, a prima vista trascurabile, dettaglio.

Recensione: “L’infortunio”

Recensione di Noemi Veneziani.

L’infortunio
di Chris Bachelder
edizioni SUR

infortunio

Sempre la solita partita.

18 novembre 1985. La carriera di Joe Theismann, trentaseienne quarterback dei Washington Redskins, viene stroncata da una frattura esposta alla gamba destra causata da un placcaggio di Lawrence Taylor, linebacker dei New York Giants, durante un incontro trasmesso in diretta nel popolarissimo Monday Night Football della ABC.

Uno a uno i 22 uomini destinati a riprodurre questa tragica scena, qualche giorno prima del 18 novembre, si danno appuntamento nell’hotel di sempre con i compagni di sempre. Solamente le loro condizioni fisiche e mentali mutano all’inesorabile trascorrere del tempo. L’età avanza ma la determinazione e la devozione degli intrepidi protagonisti di questo romanzo non sembra subire modifiche; questo incontro rappresenta un atto commemorativo di un momento fondamentale nella storia del football americano, per questo deve essere riprodotto con la massima precisione. Insomma, si tratta di mettere in pratica un vero e proprio rito. È un po’ come per i riti religiosi: nella religione ci sono delle date da rispettare e delle forme, durante l’atto, da emulare, così come accade accade nel football. Se poi si tratta della riproduzione di un infortunio che mette fine alla carriera di un importante giocatore, l’attenzione al dettaglio aumenta ancora di più. Bisogna studiare nel dettaglio la scena. Vederla e rivederla più volte. Assegnare i ruoli sorteggiando bussolotti da una enorme sfera, un tantino Fru Fru, procurarsi le divise in base al ruolo assegnato e, in ultimo ma non per questo meno importante, prestare un occhio di riguardo in più per lo sfortunato giocatore destinato a interpretare per quell’anno il ruolo di Theismann.

Ogni azione prova ad asserire un dominio sull’altra azione, sia con la forza bruta che con manovre diversive. Ecco perché il football è il più scientifico di tutti gli sport. Una partita è una serie discreta di esperimenti successivi. Ipotesi, osservazione, risultati, analisi, conclusione.

Oltre al gioco e a tutta una lunga e complicata preparazione alla vera e propria messa in atto dell’azione, Chris Bachelder ne L’infortunio – edito dalla casa editrice SUR – intreccia al rito sportivo un tentativo di rappresentazione della complessa mente di uomini appartenenti ad un ipotetico ceto medio, alle prese con comunissime difficoltà: dal non sapere come affrontare l’incombente degrado fisico dovuto all’aumento dell’età, passando per figli piccoli o alle prese con la pubertà, per arrivare ai titanici confronti con mogli e fidanzate che, nonostante tutto, rappresentano una parte importante dei propri uomini. I protagonisti del romanzo trascorrono ore intere a parlare della propria vita e di quello che vorrebbero cambiasse; nelle ore che li separano dal rito i maschi si parlano, si confidano,si ascoltano e si fraintendono.

Trent rientrando a casa aveva trovato la figlia che faceva sesso orale con un ragazzo. Jeff rientrando a casa aveva trovato la figlia che faceva sesso orale con una ragazza. Andy rientrando a casa aveva trovato il figlio piccolo che lo faceva con un barattolo di panna montata spray. […] Tommy rientrando a casa aveva trovato il cane che si era mangiato un pacco di pannolini. […] Nate tornando a casa aveva trovato la moglie su Skype con un uomo in uniforme militare. Michael Pelato rientrando a casa aveva trovato il figlio che seviziava un gatto. Tutte le volte che rientrava a casa adesso Peter trovava sua figlia che legge.

Attraverso una scrittura leggera e brillante, l’autore fa vivere i suoi personaggi in un’atmosfera di una quotidianità in cui le problematiche e le gioie di tutti i giorni fanno da sfondo alla rigida preparazione del rituale. Oltre che alla celebrazione di un rito e alla volontà dello scrittore di raccontare una storia normale di persone normali che tuttavia fanno qualcosa di eccezionale, non manca una leggera vena di ironia accompagnata da profonde riflessioni come quella presentata dall’arguto Jeff, ai propri attoniti compagni, in merito all’essenza del matrimonio.

L’infortunio non è un romanzo come tanti, ha in sé qualcosa di speciale, racconta banalmente dell’organizzazione e della messa in atto di un determinato evento sportivo, eppure qualcosa lo rende speciale.

Incontro con l’autore Marco Grippa

Venerdì 21 luglio alle ore 21, nell’ambito dei Venerdì piacentini, alla libreria Fahrenheit 451 verrà presentato il libro

Pamir Express. In viaggio in Asia Centrale
di Marco Grippa
Il libro è edito da Polaris Per le vie del mondo.

L’evento si terrà all’aperto con proiezione delle foto del viaggio.

locandina Pamir Express venerdi piacentini (Medium)

Pamir Express: in viaggio in asia centrale
Oltre le sponde orientali del mar Caspio, se si prosegue verso est, si apre una steppa desertica, arida, apparentemente sconfinata. Si può pensare che quello sia l’infinito. Ma continuando a spingersi verso est quella pista nel deserto, sempre dritta e monotona, a un certo punto, quando meno te lo aspetti, inizia improvvisamente a salire. E quando decide di farlo, lo fa sul serio. È un cambiamento netto, brusco, che non lascia agli occhi il tempo di abituarsi. La pianura polverosa dissolve in fretta in un lontano ricordo. La strada s’inerpica in valli sempre più anguste, attraversa fiumi e scollina passi. Continua a salire. L’aria diventa sempre più blu e leggera. La sabbia arroventata dal sole svanisce, al suo posto appaiono lingue di ghiaccio che scendono da montagne vertiginose. I volti delle persone si fanno scuri, solcati da profonde rughe nere e incorniciati da lunghe barbe bianche. Gli occhi però sono a mandorla perché, anche se non sembra, si è già quasi alle porte dell’Oriente. Dal Tagikistan al Kirghizistan, sulle orme di Marco Polo. Uno zaino in spalla, un visto sul passaporto e nessun piano anticipato. Un viaggio di tappe senza fine su mezzi di fortuna, lungo il confine afgano e poi attraverso i monti del Pamir, inseguendo panorami selvaggi su altipiani a 4000 metri d’altitudine, tra bufere di neve e tazze di tè nelle case di fango o nelle tende nomadi. La strada del Pamir, lunga e sottile, desolata e struggente, accompagnata dal sorriso e dal calore della gente degli “stan”.

Consigliato: “Il bacio della donna ragno”

IL BACIO DELLA DONNA RAGNO
di MANUEL PUIG
edizioni SUR

puig.pngCon Il bacio della donna ragno entra nel catalogo SUR uno dei più grandi autori della letteratura argentina contemporanea. Valentín Arregui è un giovane di ventisei anni, leader di un movimento politico dissidente; Luis Molina invece di anni ne ha circa quaranta ed è omosessuale: il loro destino si incrocia in un carcere di Buenos Aires. Qui i due condividono la detenzione e tentano di distrarsi a vicenda raccontandosi vecchi film patinati. Solo apparentemente incompatibili, i due protagonisti finiranno per appianare le divergenze personali avvicinandosi sempre di più. Ben presto si scoprirà che la convivenza coatta fra i due uomini è tutt’altro che casuale e che entrambi, se pur in modo diverso, sono prigionieri nella ragnatela del potere. Ricorrendo esclusivamente al dialogo, Puig scrive una storia densa di immagini vivide e atmosfere degne del miglior cinema anni Quaranta, e insieme un grande romanzo sui sentimenti.

Pubblicato per la prima volta nel 1976 e adattato per il grande schermo nell’85 con William Hurt nei panni di Molina, in un’interpretazione che gli valse l’Oscar, Il bacio della donna ragno è una lettura estremamente moderna e delicata, i cui indimenticabili protagonisti faranno compagnia al lettore per lungo tempo.

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