"Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli" J.Brodsky

Romanzi

Consigliato: “Ogni spazio felice”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Ogni spazio felice
di Alberto Schiavone
(ed. Guanda)

schiavone.png«Questo bellissimo romanzo possiede il dono della pietas. Racconta delle vite minori senza giudicarle e senza facili consolazioni: l’amore e la resistenza che le animano sono consegnati, intatti e luminosi, ai lettori.»
Giorgio Fontana

Ada e Amedeo sono sposati da oltre vent’anni, hanno avuto una vita piena e due figli, Sonia e Alex. Ma il meccanismo di questa famiglia si è inceppato e Ada non è riuscita ad assorbire l’impatto di un colpo che l’ha distrutta.
Era una professoressa stimata, una moglie attenta, una madre premurosa, ora, invece, si rifugia nell’alcol. Amedeo la ama ancora, ma non riesce a infrangere la barriera di dolore che si è alzata tra loro. Hanno chiuso fuori il mondo, gli amici, la vita. Solo Sonia riesce a regalare ai genitori ancora qualche momento di normalità.
Questo fragile equilibrio è però destinato a subire un nuovo assalto dalla sorte: Sonia è incinta, ed è stata abbandonata dal padre del bambino. A questo punto il corpo già debole di Ada cede. Ma proprio quando tutto sembra perduto si affaccia un’occasione di riscatto. Ada trova la forza di reagire, forse come non le succedeva da tempo, e questa volta vuole combattere per salvare la sua famiglia.

http://www.guanda.it/libri/alberto-schiavone-ogni-spazio-felice-9788823517189/


Consigliato: “Resta la polvere”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Sandrine Collette
Resta la polvere
(Edizioni e/o)
Traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca.

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Quando Rafael viene al mondo la fattoria è già un inferno: il padre se n’è da poco andato per sempre; i fratelli maggiori, i temibili gemelli Mauro e Joaquin, forti e prepotenti, odiano l’ultimo arrivato e lo maltrattano; l’altro fratello, Steban, è semiritardato, e la madre, rozza e avara, tiene insieme quella famiglia di disperati con tirannica autorità.
Appassionato e struggente, con un’ambientazione che fa pensare alla Patagonia di Chatwin e un ritmo incalzante degli eventi degno del miglior noir.

«Si pensa naturalmente a William Faulkner leggendo le prime magnifiche pagine di Resta la polvere, gli stessi dialoghi asciutti, le stesse descrizioni mozzafiato di un paesaggio brullo. Le sue storie, fredde come lame di coltello, possiedono una strana poesia». —M, magazine di Le Monde

«Una favola di una bellezza terribile e febbrile». —Internazionale


Consigliato: “Le nostre anime di notte”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Le nostre anime di notte
di Kent Haruf
(NNeditore)

haruf.jpgIl libro più dolce della stagione, per mandare a quel paese chi ti giudica senza conoscerti a fondo, per pensare a se stessi senza esser egoisti, per amare in modo inconsueto: imperdibile.

È nella cittadina di Holt, Colorado, che un giorno Addie Moore rende una visita inaspettata al vicino di casa, Louis Waters. I due sono entrambi in là con gli anni, vedovi, e le loro giornate si sono svuotate di incombenze e occasioni. La proposta di Addie è scandalosa e diretta: vuoi passare le notti da me?
Inizia così una storia di intimità, amicizia e amore, fatta di racconti sussurrati alla luce delle stelle e piccoli gesti di premura. Ma la comunità di Holt non accetta la relazione di Addie e Louis, che considera inspiegabile, ribelle e spregiudicata. E i due protagonisti si trovano a dover scegliere tra la propria libertà e il rimpianto.

Ken Haruf rimane uno dei più grandi interpreti della letteratura americana contemporanea.

 


Consigliato: “L’ultimo amore di Baba Dunja”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

L’ULTIMO AMORE DI BABA DUNJA
di Alina Bronsky
(ed. Keller)

bronsky.pngUna grande storia sulle persone, sul coraggio, sulla loro forza. Alla fine del romanzo avrei voluto abbracciare il libro (WDR)

Baba Dunja è tornata a casa. Le radiazioni nucleari non le hanno impedito di rimettere piede per prima nel paese natio (a due passi da Chernobyl). Qui, insieme a poche anime che si sono via via aggiunte, si tenta di ricominciare a vivere. Perché la vita è ancora bella, nonostante l’età e nonostante intorno ci siano frutti di bosco dalle forme strane, uccelli particolarmente chiassosi, ragni che tessono instancabili le loro tele e persino lo spirito di qualche morto che si affaccia in strada per una chiacchierata.
Le giornate scorrono per il malato Petrov che legge poesie d’amore sulla sua amaca, per la corpulenta Marja che non sa dire addio al proprio gallo Konstantin, per Baba Dunja che scrive lettere alla figlia Irina, chirurgo in Germania, fino a quando uno straniero arriva in paese con la sua bambina e il tran tran della piccola comunità di Černovo viene sconvolto…

Poetico, divertente, intelligente, questo romanzo è una fiaba moderna che svela tutto il talento di Alina Bronsky nel dipingere un paese morente che torna invece a vivere grazie a insoliti personaggi e soprattutto a Baba Dunja, una donna eccentrica e speciale, determinata a realizzare in tarda età la sua personale versione del paradiso in terra proprio in un luogo che a tutti – quasi tutti – sembra dimenticato da Dio.


Consigliato: “Una vita come tante”

La Libreria Fahrenheit 451 consiglia:

Hanya Yanagihara
Una vita come tante
(ed. Sellerio)

Per questo libro possiamo applicare la formula SODDISFATTI O RIMBORSATI!

Hanya Yanagihara.jpg1104 pagine e alla fine direte di questo romanzo “vorrei che fosse più lungo”. E’ uno dei più bei libri del 2016, vasto come un romanzo ottocentesco, brutale e modernissimo per i suoi temi, Una vita come tante è un libro avvincente e ipnotico che ha trascinato lettori e critica per la sua forza narrativa.

«Quante volte capita che un romanzo sia inquietante fino alle lacrime eppure così rivelatorio della gentilezza della natura umana da farvi sentire in uno stato di grazia? La seconda stupefacente opera di Hanya Yanagihara scandaglia a fondo le vite intime dei suoi personaggi e il lettore non solo ne prende a cuore il destino ma ha l’impressione di viverle in prima persona. Le sue pagine sono piene di dolore, ma ovunque emerge l’infinita capacità dell’uomo di resistere e di amare» (The San Francisco Chronicle).


Consigliato: “Peperoncino”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Peperoncino
di Alain Mabanckou
(edizioni 66thand2nd, traduzione di Filippo D’Angelo)

Sarà il libro di FAHR&CLUB (gruppo di lettura della Fahrenheit 451) del 7 marzo

peperoncino.jpgUn toccante romanzo di formazione, in cui lo scrittore congolese «affronta, senza averne l’aria, alcuni dei tabù africani. Dietro la leggerezza, la gravità». (L’Express)

Tokumisa Nzambe po Mose yamoyindo abotami namboka ya Bakoko è il nome che gli hanno dato all’orfanotrofio di Loango. Letteralmente: Rendiamo grazie a Dio, il Mosè nero è nato sulla terra degli antenati. Più tardi lo conosceranno tutti come Peperoncino. Siamo negli anni Sessanta, la Repubblica popolare del Congo si sta trasformando in un avamposto africano dell’Unione Sovietica. La vita nell’orfanotrofio viene scandita dai surreali proclami di un direttore che scimmiotta il gergo rivoluzionario del nuovo presidente e Peperoncino approfitta della confusione generale per darsela a gambe. Solo e senza un posto dove andare, si unisce a una banda di ragazzi di strada fin quando non trova rifugio in casa di Mama Fiat 500 e dei suoi dieci figli. Tutto sembra procedere per il meglio ma un evento inaspettato turba la serenità della sua nuova famiglia. È troppo! Peperoncino perde la testa ed entra in uno stato di lucida follia che nessuno psichiatra o stregone sembra in grado di debellare…

Grazie alle avventure di Peperoncino, novello Tom Sawyer in un paese in rapido cambiamento, Alain Mabanckou veste i panni di cantore dell’Africa contemporanea e ne traccia il futuro svelando ai bianchi un passato fatto di comunismo, guerre etniche ed eredità coloniale, senza mai perdere la leggerezza che lo caratterizza. L’opera è stata finalista al Prix Goncourt e al Prix Goncourt des lycéens.

Alain Mabanckou è nato a Pointe-Noire nel 1966. Dopo gli studi, si è trasferito in Francia nel 1989. Autore di fama mondiale, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti tra cui il Prix Renaudot, il Prix Georges Brassens e il Grand Prix de Littérature Henri Gal, conferitogli dall’Académie française. Nel 2015 è stato finalista al Man Booker International Prize ed è entrato nella cinquina del Premio Strega Europeo con Pezzi di vetro (66thand2nd, 2015). Dal 2016 insegna al Collège de France.


Consigliato: Io non mi chiamo Miriam

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Io non mi chiamo Miriam
di Majgull Axelsson
ed. Iperborea

axelsson.png«Io non mi chiamo Miriam», dice di colpo un’elegante signora svedese il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, di fronte al bracciale con il nome inciso che le regala la famiglia. Quella che le sfugge è una verità tenuta nascosta per settant’anni, ma che ora sente il bisogno e il dovere di confessare alla sua giovane nipote: la storia di una ragazzina rom di nome Malika che sopravvisse ai campi di concentramento fingendosi ebrea, infilando i vestiti di una coetanea morta durante il viaggio da Auschwitz a Ravensbrück. Così Malika diventò Miriam, e per paura di essere esclusa, abbandonata a se stessa, o per un disperato desiderio di appartenenza continuò sempre a mentire, anche quando fu accolta calorosamente nella Svezia del dopoguerra, dove i rom, malgrado tutto, erano ancora perseguitati. Dando voce e corpo a una donna non ebrea che ha vissuto sulla propria pelle l’Olocausto, Majgull Axelsson affronta con rara delicatezza e profonda empatia uno dei capitoli più dolorosi della storia d’Europa e il destino poco noto del fiero popolo rom, che osò ribellarsi con ogni mezzo alle SS di Auschwitz. Io non mi chiamo Miriam parla ai nostri giorni di crescente sospetto verso l’«altro» interrogandosi sull’identità – etnica, culturale, ma soprattutto personale – e riuscendo a trasmettere la paura e la forza di una persona sola al mondo, costretta nel lager come per il resto della vita a tacere, fingere e stare all’erta, a soppesare ogni sguardo senza mai potersi fidare di nessuno, a soffocare i ricordi, i rimorsi, il dolore per gli affetti perduti: «Non si può dire tutto! Non se si è della razza sbagliata e si ha vissuto sulla propria pelle l’intero secolo.»


Consigliato: “Shaft”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

SHAFT
di Ernest Tidyman
edizioni Sur

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John Shaft ha ventotto anni, la pelle nera e una licenza di detective privato. Schivando i mille pericoli di una New York ribollente e ringhiosa, si muove sicuro tra la sua abitazione nel Village, il suo quartier generale in Times Square e il letto di una delle tante ragazze che sembrano immancabilmente cadergli ai piedi. Ma quando viene rapita la figlia del boss malavitoso Knocks Persons, Shaft si trova suo malgrado risucchiato in un intrigo colossale di cui perfino la polizia ignora i contorni e che coinvolge la mafia italiana, i militanti nazionalisti neri e la criminalità di Harlem. Con l’aiuto del tenente Vic Anderozzi e di Ben Buford, amico di gioventù e ora a capo di una potente organizzazione armata, Shaft dovrà tentare di disinnescare la più grossa guerra criminale e razziale che New York abbia mai conosciuto. Con molta azione, tanto sangue freddo, e più di un colpo di scena. In questo primo capitolo della saga di Shaft, l’autore Ernest Tidyman si diverte a giocare con gli stereotipi del genere hard boiled (e con quelli razziali), dando vita a un racconto avventuroso e politicamente scorretto, intricato come un film del primo Tarantino e crudo come un romanzo di Ellroy.