"Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli" J.Brodsky

Articoli con tag “Iperborea

Recensione: “La ricetta del Dottor Wasser”

Recensione di Silvia Signaroldi.

Lars Gustafsson
La ricetta del Dottor Wasser
(Iperborea)

iperboreaConfesso che mi ha spiazzata: si dipana proprio come la narrazione di memorie di un anziano che tra un aneddoto e un cruciverba e un bicchiere racconta com’è andata veramente la sua vita, ma poi divaga sulle storie connesse e attinenti, e poi si perde in particolari, e sospira sui ricordi galanti (a sentir lui non se ne è lasciata scappare una…) e in conclusione mica ti racconta proprio bene come poi è andata a finire!
La scrittura è decisamente accattivante e si legge molto piacevolmente anche se i fatti sono descritti in maniera vaga, come vago ed enigmatico è il protagonista.
Ma quello che prende in maniera prepotente è la sua filosofia di vita, l’astuzia, la voglia di vivere, la capacità di giocare, di recitare, di improvvisare con fantasia e coraggio.
Ho scelto tante citazioni (e tante tante altre ne avrei scelte) perché in ognuna c’è un pezzetto della nostra quotidiana storia che, a volte troppo inconsapevolmente, viviamo ogni giorno:
«No, la vita un senso non ce l’ha. Però glielo si può dare. Forse è stato quel che ho fatto.»
«Scelsi dunque di diventare qualcun altro, di abbandonare famiglia e ricordi e i pochi amici che avevo a casa. Lo scelsi, non perché sperassi chissà cosa da quell’altro, ma perché la seduzione che veniva dall’idea stessa di avere un libero arbitrio era irresistibile. Come ho già fatto presente. E per farla breve: scelsi.»
«Vivere una vita normale è la forma più triste di suicidio»
«… penso si sia trattato di un arresto cardiaco legato all’età. La morte che la maggior parte di noi si augura. O dice di augurarsi. Ho fatto in modo che il cane avesse un funerale degno di lui. Era forse l’unico amico che non ho mai ingannato.»

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Recensione “Il libro del mare”

Recensione di Noemi Veneziani.

Morten Andreas Strøksnes
Il libro del mare
(ed.Iperborea)

mareSPLASH! SPLASH! Profondo blu

Si erano finalmente decisi Hugo e Morten: si sarebbero avventurati in mare aperto, tra le pericolose correnti delle gelide acque del nord per dare la caccia al leggendario, e temutissimo, squalo della Groenlandia.
Così, dopo aver fissato la propria base presso la stazione di Aasjord a Skrova, nell’arcipelago delle Lofoten, si erano equipaggiati e documentati per iniziare la propria ricerca; si erano procurati una lunga e solida catena, esche a sufficienza e con la conoscenza dei mari del marinaio pittore Hugo, con il piccolo RIB pronto a salpare per il mare aperto, nulla avrebbe potuto impedire di tentare l’impresa. Solamente l’irrequieto mare sembrava non voler contribuire all’azione.

Wanted: squalo della Groenlandia di medie dimensioni, lunghezza dai tre ai cinque metri, peso circa seicento chili. Nome latino: Somniosus microcephalus. Muso corto e tondeggiante, corpo a forma di sigaro, pinne relativamente piccole. Partorisce progenie viva. Dimora nell’Atlantico settentrionale e arriva perfino a spingersi sotto la calotta galleggiante intorno al Polo Nord. Preferisce temperature vicine allo zero, ma può anche tollerare acque più calde. Arriva a immergersi fino a milleduecento metri e oltre. I denti nell’arcata inferiore sono piccoli come quelli di una sega, nell’arcata superiore sono altrettanto affilati […] Oltre ai denti a sega ha, in comune con pochi altri squali, labbra a risucchio che tengono “incollate” le prede più grandi alla bocca mentre le mastica. Ogni accoppiamento è una violenza brutale. C’è di buono che non fa sesso fino a dopo i cent’anni.

Sarebbe stato molto difficile e dispendioso, in termini di energie, andare a caccia di un essere che solamente in rare occasioni faceva la sua presenza più in superficie, specialmente se si è costretti a rimanere sulla terraferma molto a lungo a causa di improvvise e violente tempeste marine.

Fortunatamente le giornate nella stazione di Aasjord si facevano, giorno dopo giorno, sempre più interessanti poiché, mentre Hugo e l’intraprendente moglie si dedicavano alla ristrutturazione della stazione e all’organizzazione di tradizionali ricorrenze, Morten poteva dedicarsi alla lettura di alcuni volumi recuperati a Oslo prima di imbarcarsi per il Nord.
Ed ecco fornita allo scrittore la perfetta imbeccata per una lunga e divertente discesa nei fondali marini tra scienza, storia, poesia e leggende di marinai sopravvissuti ai più terribili mostri marini. Calamari lampeggianti, meduse dai trecento stomaci, draghi acquatici e altre incredibili creature narrate dal cinquecentesco Olao Magno o, più semplicemente, riportate da Jules Verne nel suo Ventimila leghe sotto i mari, sono i protagonisti di questa incredibile avventura tra oceano e terra.

Il norvegese Morten Andreas Strøksnes, con il suo romanzo-documentario Il libro del mare edito da Iperborea, fornisce dunque al lettore una vera e propria seconda esplorazione dopo quella del francese Verne.
Una storia vera raccontata con ritmo incalzante che tuttavia lascia spazio a lunghe e curiose descrizioni di insolite specie marine che tuttavia non si limita alla semplice descrizione biologica ma, trattando il tema del mare, discute anche di ecologia e teoria evolutiva. Pagina dopo pagina il lettore scopre di appartenere sempre di più a quel mondo che ancora gli rimane in gran parte sconosciuto e che, per questo, è in grado di esercitare ancora una forte influenza sull’uomo permettendo al mito del profondo blu di restare in vita.
Un testo da divorare esattamente come l’esca divorata dallo squalo della Groenlandia e che Hugo e Morten avevano sapientemente posizionato sperando, dopo tanta pazienza e perseveranza, di provare l’emozione di incontrare dal vivo, non solamente grandi globocefali e meravigliose orche o rapidi merluzzi, ma la loro ambita preda.

È fuori da ogni dubbio che l’autore intenda emulare come propri modelli il già citato Verne con il famosissimo Ventimila leghe sotto i mari e il tragico Moby Dick di Melville; la differenza tra la leggendaria balena bianca e lo squalo della Groenlandia? Quest’ultimo riesce nell’intento di liberarsi dalla presa dell’uomo senza creare danno, fisico o materiale, ai due modesti avventurieri che, tra tentare di sopravvivere durante improvvise e violente tempeste marine e incontri altamente ravvicinati con grossi, seppur placidi, cetacei ne avevano già avuto abbastanza.

Hugo era pronto. Piantato con i piedi al fondo del RIB manteneva perfettamente il controllo della canna da pesca, mentre Morten osservava agitato la scena.
A un tratto il mulinello si fermò permettendo a Hugo di recuperare qualche metro di lenza. La preda stava per essere issata, quando tornò ad agitarsi nell’intento di liberarsi.
Fu un momento quasi magico.

Il mare si agita, davanti a me vedo l’imponente schiena grigia sparire verso il fondo. Con il nostro amo in bocca, e sei metri di catena che gli penzolano sotto. La vita di questo squalo della Groenlandia non sarà più la stessa dopo l’incontro con noi.


Novità: “Atlante leggendario delle strade d’Islanda”

La Libreria Fahrenheit 451 vi segnala fra le novità:

ATLANTE LEGGENDARIO DELLE STRADE D’ISLANDA
a cura di Jón R. Hjálmarsson
edizione italiana curata e tradotta da Silvia Cosimini
illustrazioni di Felix Petruška
pp.280; euro16

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Atlante leggendario delle strade d’Islanda è una guida di viaggio sui generis che ci porta alla scoperta dell’Islanda.
Ma perché sui generis?
Forse nessun altro luogo come l’Islanda ha un patrimonio di miti e leggende così vasto, tramandato nel corso dei secoli e tutt’oggi vivissimo nell’immaginario popolare, miti e leggende che non sono mai slegate dal paesaggio. Ogni angolo dell’Islanda ha infatti ispirato le sue storie, da cui spesso derivano gli stessi nomi dei luoghi, tanto che ogni storia può essere mappata geograficamente. E l’Atlante fa proprio questo: indirizzandoci lungo il percorso obbligato per ogni viaggio in Islanda che si rispetti – la celebre statale n.1 o Ring Road, la principale strada islandese che segue tutto il perimetro dell’isola – ci fa conoscere il paese attraverso i suoi racconti tradizionali.
Come le comuni guide, l’Atlante è suddiviso per zone geografiche, fornisce descrizioni paesaggistiche, storiche e culturali delle regioni ed è corredato di pratiche mappe, ma come guida alternativa ci fa continuamente deviare su strade minori e sentieri poco battuti, dove immancabilmente si finisce per imbattersi in fenomeni misteriosi, maghi, elfi, spettri, troll, mostri marini, bestie e perfino il diavolo in persona; personaggi talmente incredibili che hanno a dir poco scatenato la fantasia del disegnatore Felix Petruška, a cui dobbiamo le bellissime illustrazioni che accompagnano i racconti.

Qui potete leggere qualcosa in più sul contenuto libro. E qui vedere il suo aspetto esterno: la copertina (tra le migliori di quest’anno), i 60 racconti, le illustrazioni e le mappe (in particolare la preziosa cartina pieghevole alla fine del libro).


Fahr&club: “Il pastore d’Islanda”

Alla Libreria Fahrenheit 451, Martedì 10/01 alle ore 20,45:
Fahr&club, incontro di lettura e discussione sul libro

Il pastore d’Islanda
di Gunnar Gunnarsson
Iperborea

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Un libro di buoni propositi, un libro che parla di generosità. Ne discutiamo in compagnia di chiacchiere e vino per iniziare l’anno nel migliore dei modi.

Qui trovate l’incipit del libro: http://iperborea.com/titolo/448/

Ogni mese, il primo martedì del mese.
Il gruppo di lettura della Fahrenheit 451.

Il Natale può essere festeggiato in tanti modi, ma Benedikt ne ha uno tutto suo: ogni anno la prima domenica d’Avvento si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi. Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell’inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull’aiuto dei suoi due amici più fedeli: il cane Leó e il montone Roccia. Comincia così il viaggio dell’inseparabile terzetto, la «santa trinità», come li chiamano in paese, attraverso l’immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo. È qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà «la condizione stessa dell’esistenza», con il compito cui non può sottrarsi e che porta avanti fiducioso, costi quel costi, in un continuo confronto con gli elementi e con se stesso, per riconquistare un senso alla dimensione umana. Nella sua semplicità evocativa, Il ”pastore d’Islanda“ è il racconto di un’avventura che diventa parabola universale, un gioiello poetico che si interroga sui valori essenziali dell’uomo, un inno alla comunione tra tutti gli esseri viventi. Esce per la prima volta in Italia un classico della letteratura nordica che ha fatto il giro del mondo e sembra aver ispirato Hemingway per Il vecchio e il mare, considerato in Islanda il vero canto di Natale.


Consigliato: Io non mi chiamo Miriam

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Io non mi chiamo Miriam
di Majgull Axelsson
ed. Iperborea

axelsson.png«Io non mi chiamo Miriam», dice di colpo un’elegante signora svedese il giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, di fronte al bracciale con il nome inciso che le regala la famiglia. Quella che le sfugge è una verità tenuta nascosta per settant’anni, ma che ora sente il bisogno e il dovere di confessare alla sua giovane nipote: la storia di una ragazzina rom di nome Malika che sopravvisse ai campi di concentramento fingendosi ebrea, infilando i vestiti di una coetanea morta durante il viaggio da Auschwitz a Ravensbrück. Così Malika diventò Miriam, e per paura di essere esclusa, abbandonata a se stessa, o per un disperato desiderio di appartenenza continuò sempre a mentire, anche quando fu accolta calorosamente nella Svezia del dopoguerra, dove i rom, malgrado tutto, erano ancora perseguitati. Dando voce e corpo a una donna non ebrea che ha vissuto sulla propria pelle l’Olocausto, Majgull Axelsson affronta con rara delicatezza e profonda empatia uno dei capitoli più dolorosi della storia d’Europa e il destino poco noto del fiero popolo rom, che osò ribellarsi con ogni mezzo alle SS di Auschwitz. Io non mi chiamo Miriam parla ai nostri giorni di crescente sospetto verso l’«altro» interrogandosi sull’identità – etnica, culturale, ma soprattutto personale – e riuscendo a trasmettere la paura e la forza di una persona sola al mondo, costretta nel lager come per il resto della vita a tacere, fingere e stare all’erta, a soppesare ogni sguardo senza mai potersi fidare di nessuno, a soffocare i ricordi, i rimorsi, il dolore per gli affetti perduti: «Non si può dire tutto! Non se si è della razza sbagliata e si ha vissuto sulla propria pelle l’intero secolo.»


Novità: Il pastore d’Islanda

La Libreria Fahrenheit 451 vi segnala la nuova uscita:

IL PASTORE D’ISLANDA
di Gunnar GUNNARSSON
ed. Iperborea

Traduzione di Maria Valeria D’Avino
Postfazione di Jón Kalman Stefànsson

gunnarsson.pngIl Natale può essere festeggiato in tanti modi, ma Benedikt ne ha uno tutto suo: ogni anno la prima domenica d’Avvento si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi. Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell’inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull’aiuto dei suoi due amici più fedeli: il cane Leó e il montone Roccia. Comincia così il viaggio dell’inseparabile terzetto, la «santa trinità», come li chiamano in paese, attraverso l’immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo. È qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà «la condizione stessa dell’esistenza», con il compito cui non può sottrarsi e che porta avanti fiducioso, costi quel costi, in un continuo confronto con gli elementi e con se stesso, per riconquistare un senso alla dimensione umana. Nella sua semplicità evocativa, Il pastore d’Islanda è il racconto di un’avventura che diventa parabola universale, un gioiello poetico che si interroga sui valori essenziali dell’uomo, un inno alla comunione tra tutti gli esseri viventi.

L’autore.
Amico-nemico e contemporaneo del più noto conterraneo Hálldor Laxness (unico premio Nobel islandese), Gunnar Gunnarsson è considerato una delle voci più importanti del Novecento nordeuropeo. Molto tradotto e letto a suo tempo (alcuni titoli anche in Italia) è stato poi dimenticato (oscurato anche dal successo post Nobel del suo rivale) e sta vivendo una seconda giovinezza negli ultimi anni. In tanti paesi (mondo anglosassone, Francia, Germania, Portogallo) è stato ritradotto e riproposto dalle maggiori case editrici.


Consigliato: “Il pazzo dello zar”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Il pazzo dello zar
di Jaan Kross
(Iperborea)

jaan kross.jpgLa storia del barone Timo che si ribella per l’amore e la libertà metafora del difficile rapporto tra i baltici e la potente Russia
Dopo nove anni di prigionia nella fortezza di Schlüsselburg, il barone Timo von Bock, dichiarato pazzo, viene confinato con la famiglia nei suoi possedimenti baltici, sotto la stretta sorveglianza di spie governative. Che crimine ha commesso questo brillante aristocratico e colonnello dell’Impero russo, ammirato da Goethe e amico intimo dello stesso zar Alessandro? Nato nella culla dei privilegi, Timo è colpevole della follia di non riuscire a scendere a patti con i propri ideali rivoluzionari, un liberale troppo avanti con i tempi, che rifiuta una principessa per sposare una contadina, che libera i suoi servi e tratta da pari i domestici, fino a scrivere allo zar, con la schietta lealtà che il sovrano esige da lui, un’infuocata denuncia contro il regime. Come un «chiodo piantato nel cuore dell’impero», con la purezza pericolosa di un bambino, Timo ingaggia una lotta a distanza con il sovrano, che tenta ogni genere di lusinga e di persecuzione per «guarirlo», in un confronto tra l’intellettuale e il potere, lo spirito libero e il conformismo, e tra due eroi tragici fatalmente legati da un’impossibile amicizia.

Jaan Kross si ispira a una reale vicenda storica per scrivere il suo grande romanzo contro l’oppressione, la stessa che i suoi Paesi Baltici continuavano a subire, non più dai Romanov ma dall’Unione Sovietica, e che l’aveva condannato a otto anni di prigionia. Come a dire che la Storia non si ferma, che i sogni dei sognatori sono destinati a essere sognati di nuovo e che, per quanto folli e irrealizzabili, possono dare dignità all’esistenza.

 


Novità Iperborea

LARS GUSTAFSSON VINCE IL PREMIO NONINO!
La giuria, presieduta da V.S. Naipaul e composta da ​ Adonis​,​ John Banville​, Ulderico Bernardi​, Peter Brook,​ Luca Cendali, Antonio R.Damasio, Fabiola Gianotti, Emmanuel Le Roy Ladurie, James Lovelock, Claudio Magris, Norman Manea, Edgar Morin, Ermanno Olmi, glielo ha conferito con la seguente motivazione:
«Il suo narrare (anche in versi) è unico, sempre ironico con se stesso, immerso fra la fantasia e l’erudizione che diventano improvvisamente un gioco profondo nel tempo che scandisce il nostro trascorrere. Una scrittura che trova il vero nella natura, dove vita e morte si affratellano e i colori diventano uno come le sensazioni, perdendosi nell’assoluto.»

gustafssonDi Gustafsson, uno dei primi autori portati in Italia da Iperborea e uno dei massimi svedesi viventi, tradotto in tutto il mondo, abbiamo pubblicato 10 romanzi, di cui 7 ancora disponibili nel nostro catalogo, ovvero:
– L’uomo sulla bicicletta blu (ultimo uscito, nel 2015 e vincitore del Premio)
– Morte di un apicultore (primo pubblicato nel 1989, il suo long e best seller, all’VIII edizione)
– Le bianche braccia della Signora Sorgedahl (tra i più recenti, quello con il maggior successo di critica)
– La clandestina (come si evince dal titolo, un titolo di grande attualità)
– Il decano
– Windy racconta
– Storia con cane

L’autore, un arzillo, brillante e lucidissimo 80enne, sarà in Italia a ritirare il premio il 30 gennaio. Non si contano le richieste di interviste e approfondimenti sui principali quotidiani nazionali. Claudio Magris gli dedicherà una pagina sul Corriere della Sera. Anche il portale della Rai farà uno speciale su di lui.
Un autore di culto, la cui cifra è un coltissimo humour, di ispirazione più borgesiana che nordica, che mischia filosofia, letteratura, scienza, a una grande sapienza narrativa.

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jan brokken.jpgPer iniziare bene il 2016, in attesa delle novità, esce una nuova edizione di NELLA CASA DEL PIANISTA di JAN BROKKEN, già pubblicato nel 2011, e andato esaurendosi ormai da qualche tempo sulla scia del successo di ANIME BALTICHE.

Viene ora riproposto con una nuova veste grafica, che rispecchia meglio l’anima del romanzo biografico, scritto nello stile di «Anime baltiche», sulla storia tanto bella quanto commovente del grande pianista russo Youri Egorov.
Raccontata da Brokken con delicatezza e umanità, è stata una vita tanto tragica quanto paradigmatica: sotto un talento prodigioso un uomo fragile, perseguitato per la sua diversità, il successo precoce sempre accompagnato da un’irrequietezza e una nostalgia incolmabile, icona gay suo malgrado… Sullo sfondo la Amsterdam degli anni ottanta, libertaria e irresistibile per fascino trasgressivo.

Un romanzo veramente per tutti, raccontato dalla voce cristallina di Brokken, autore che ha portato la scrittura biografica ad altissimi livelli letterari.

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Sabato su “TTL” in un bellissimo articolo, come sempre, Marco Belpoliti ha scelto TUMBAS di CEES NOOTEBOOM come la più bella copertina dell’editoria italiana del 2015:

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click per ingrandire

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Per Iperborea tre buone notizie in un colpo solo:
1. l’entusiasmo per Tumbas non accenna a scendere;
2. è l’ennesima conferma che il restyling è stato apprezzato;
3. che Iperborea può essere riconoscibile e apprezzata a prescindere dal formato.