"Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli" J.Brodsky

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Recensione: “Peperoncino”

Recensione di Noemi Veneziani

Alain Mabanckou
Peperoncino
(66THAND2ND)

peperoncinoTokumisa Nzambe po Mose yamoyindo abotami namboka ya Bakoko, che in lingala significa “Rendiamo grazie a Dio, il Mosè nero è nato sulla terra degli antenati”, è il nome che il religioso papà Moupelo decise di assegnare a quel bimbo abbandonato alle porte del grande orfanotrofio di Loango. Un nome lungo e importante e che tutti abbreviavano semplicemente in Mosè.
Era tutto sommato piacevole la vita nell’orfanotrofio e papà Moupelo contribuiva al divertimento dei ragazzi quando, poco prima dell’ora dedicata al catechismo, si cimentava in una sequenza infinita di manovre nel tentativo di parcheggiare la sua Mercedes con il muso rivolto in avanti già pronto per uscire. Oltre a papà Moupelo, a Sabine Niangui – premurosa mamma adottiva di tutti gli orfanelli -, l’inseparabile compagno di giochi Bonaventure e tanti altri strambi personaggi, nell’orfanotrofio vivevano anche i severi e corrotti sorveglianti di corridoio e il temibile direttore Dieudonné Ngoulmoumarko. Fu proprio il severo Dieudonné a dichiarare inaspettatamente l’avvio di un lungo processo di evoluzione che avrebbe alterato per sempre il volto dell’orfanotrofio e della stessa società congolese: era iniziata la Rivoluzione socialista scientifica e con essa scomparvero misteriosamente sia l’affezionato papà Moupelo che la dolce Sabine.
Da ora in avanti, la bandiera rossa della Rivoluzione sarebbe rimasta ben esposta nel cortile dell’orfanotrofio.

Il rosso simboleggiava la lotta che aveva condotto all’indipendenza del nostro paese negli anni Sessanta; il verde, la natura rigogliosa e lussureggiante delle nostre campagne; il giallo, l’insieme delle nostre ricchezze naturali che l’Europa aveva rubato e depredato fino alla nostra emancipazione. Quanto alla zappa e al martello, ci esortano al lavoro, all’attività manuale, mentre la stella giallo-oro ci ricordava la necessità di rivolgere lo sguardo al futuro e di perseguitare senza sosta i nemici della Rivoluzione, compresi quelli che vivevano nel nostro paese e avevano il nostro stesso colore di pelle, i “lacchè dell’imperialismo”.
[…] Quando i bianchi sono venuti in Africa, noi avevamo le terre e loro la Bibbia. Ci hanno insegnato a pregare con gli occhi chiusi: quando li abbiamo aperti, i bianchi avevano la terra e noi la Bibbia.

A causa di questi mutamenti la vita all’orfanotrofio si fece insopportabile, così Mosè, approfittando del perfetto piano di fuga escogitato dai tremendi gemelli Songi-Songi e Tala-Tala, decise di accettare l’invito di questi e di unirsi al gruppo che sarebbe presto fuggito da Loango. La separazione da Bonaventure fu una inevitabile conseguenza, anche perché egli era convinto che, un giorno o l’altro, un aereo sarebbe giunto unicamente per lui. Da quel momento in avanti, il timido Bonaventure avrebbe dovuto affrontare la vita da solo, senza poter contare sullo spavaldo Mosè che lo aveva sempre difeso da quei pestiferi gemelli arrivando persino a guadagnarsi il simpatico soprannome di Peperoncino a causa di un ridicolo scherzo messo in atto ai danni dei due monelli.

Io e Bonaventure stavamo nel blocco 4 insieme ad altri otto compagni che dormivano come ghiri quando di notte mi alzai in punta di piedi per andare al blocco 6 e cospargere di peperoncino il cibo che quei due ingordi dei gemelli imboscavano sotto i loro letti a castello per poi mangiarlo verso mezzanotte o l’una del mattino. Sapevo dove lo nascondevano, dunque fu un gioco da ragazzi sdraiarmi per terra davanti al loro blocco, allungare il braccio destro, sollevare il coperchio del piatto di plastica e versarci sopra il peperoncino.

Era dunque giunto il momento di cambiare vita e di fuggire verso la tanto decantata Ponte-Noire; quel luogo, o meglio il porto di Pointe-Noire, divenne la sistemazione perfetta per quella piccola banda di ladruncoli che si dilettava in piccoli furti compiuti al porto e al Grand Marché. A Mosè piaceva così tanto scorrazzare tra il Grand Marché e i singolari quartieri della città così, un giorno, si imbattè in una donna che gli propose di mutare per sempre la propria esistenza: Mamma Fiat 500. Peperoncino si affezionò molto a Mamma Fiat 500 e alle sue ragazze zairesi, tanto da abbandonare lo scapestrato gruppo di banditi, guidato ormai interamente dai gemelli, per dedicarsi al suo nuovo lavoro di scaricatore di porto.
Tuttavia il nuovo capo di stato congolese – guidato da una tremenda gelosia gelosia nei confronti di Mamma Fiat 500 – decise di compiere un folle atto facendo misteriosamente scomparire sia la donna che le sue belle ragazze zairesi. Fu un duro colpo per Peperoncino e questa volta la sua reazione fu molto diversa rispetto a quando era un giovane adolescente: si armò di coltello e si diresse verso la dimora del politico per assassinarlo. Così fece, e da quel momento in avanti la sua esistenza fu completamente stravolta provocandogli gravissimi scompensi mentali che i professionisti della mente formatisi nella modaiola Parigi non riuscirono a sanare. Visti i risultati ottenuti, Peperoncino decise di rivolgersi a tradizionali stregoni certificati.

GUARITORE NGAMPIKA
DISCENDENTE DIRETTO E LEGITTIMO DEL RE MAKOKO
GIÀ STREGONE PERSONALE DEL SINDACO, DEL PREFETTO E DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
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Ma nemmeno quella medicina riuscì a curare l’ormai innocuo quarantenne rinchiuso nella sezione di salute mentale del carcere di Loango – che tanto assomigliava al vecchio orfanotrofio – intento a mettere per iscritto le proprie memorie di vita.
Attraverso una scrittura estremamente semplice, povera e disseminata di espressioni evidentemente rubate dalla tradizione orale, Alain Mabanckou con il suo Peperoncino – edito da 66THAND2ND – permette al lettore di conoscere le condizioni sociali e politiche di un paese da poco liberatosi dagli artigli dell’imperialismo europeo e con tanta voglia di proporsi al mondo come una vera e propria Nazione indipendente fiera della propria cultura e della propria storia.

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Fahr&club gruppo di lettura: “Peperoncino”

La Libreria Fahrenheit 451 vi invita Martedì 7 marzo alle ore 20:45, per questa serata il nostro club di lettura ha scelto di parlare del libro di una casa editrice indipendente:

Peperoncino
di Alain Mabanckou
edito da 66th&2nd.

Ne parliamo insieme, accompagnati da un buon bicchiere di vino o una tisana il 7 marzo.
Non è obbligatorio aver letto il libro, la serata serve anche per far venir voglia di leggerlo…

peperoncinoMosè e Bonaventure sono cresciuti insieme nell’orfanotrofio di Loango. Sono amici per la pelle, anche quando Bonaventure fa domande inopportune e a Mose viene una gran voglia di picchiarlo. A Loango, tra il catechismo con Papà Moupelo e le affettuose cure di Sabine Niangui, non si sta poi così male, ma siamo in un’epoca di grande fermento, la Repubblica popolare del Congo si sta trasformando in un avamposto africano dell’Unione Sovietica, e all’improvviso arriva la Rivoluzione. Niente più catechismo, niente più danze dei pigmei dello Zaire. La vita nell’orfanotrofio adesso viene scandita dai surreali proclami del direttore. Mosè nel frattempo si è conquistato un soprannome, Peperoncino, e decide di fuggire a Pointe-Noire, anche se questo significa abbandonare il suo amico. Lì si imbatte in Mamma Fiat 500 e le sue «ragazze», l’incontro che cambierà il suo destino. Grazie alle avventure di Peperoncino, novello Tom Sawyer in un paese in rapido cambiamento, Alain Mabanckou veste i panni di cantore dell’Africa contemporanea e ne traccia il futuro svelando ai bianchi un passato fatto di comunismo, guerre etniche ed eredità coloniale, senza mai perdere la leggerezza che lo caratterizza.


Consigliato: “Peperoncino”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Peperoncino
di Alain Mabanckou
(edizioni 66thand2nd, traduzione di Filippo D’Angelo)

Sarà il libro di FAHR&CLUB (gruppo di lettura della Fahrenheit 451) del 7 marzo

peperoncino.jpgUn toccante romanzo di formazione, in cui lo scrittore congolese «affronta, senza averne l’aria, alcuni dei tabù africani. Dietro la leggerezza, la gravità». (L’Express)

Tokumisa Nzambe po Mose yamoyindo abotami namboka ya Bakoko è il nome che gli hanno dato all’orfanotrofio di Loango. Letteralmente: Rendiamo grazie a Dio, il Mosè nero è nato sulla terra degli antenati. Più tardi lo conosceranno tutti come Peperoncino. Siamo negli anni Sessanta, la Repubblica popolare del Congo si sta trasformando in un avamposto africano dell’Unione Sovietica. La vita nell’orfanotrofio viene scandita dai surreali proclami di un direttore che scimmiotta il gergo rivoluzionario del nuovo presidente e Peperoncino approfitta della confusione generale per darsela a gambe. Solo e senza un posto dove andare, si unisce a una banda di ragazzi di strada fin quando non trova rifugio in casa di Mama Fiat 500 e dei suoi dieci figli. Tutto sembra procedere per il meglio ma un evento inaspettato turba la serenità della sua nuova famiglia. È troppo! Peperoncino perde la testa ed entra in uno stato di lucida follia che nessuno psichiatra o stregone sembra in grado di debellare…

Grazie alle avventure di Peperoncino, novello Tom Sawyer in un paese in rapido cambiamento, Alain Mabanckou veste i panni di cantore dell’Africa contemporanea e ne traccia il futuro svelando ai bianchi un passato fatto di comunismo, guerre etniche ed eredità coloniale, senza mai perdere la leggerezza che lo caratterizza. L’opera è stata finalista al Prix Goncourt e al Prix Goncourt des lycéens.

Alain Mabanckou è nato a Pointe-Noire nel 1966. Dopo gli studi, si è trasferito in Francia nel 1989. Autore di fama mondiale, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti tra cui il Prix Renaudot, il Prix Georges Brassens e il Grand Prix de Littérature Henri Gal, conferitogli dall’Académie française. Nel 2015 è stato finalista al Man Booker International Prize ed è entrato nella cinquina del Premio Strega Europeo con Pezzi di vetro (66thand2nd, 2015). Dal 2016 insegna al Collège de France.


Consigliato: “Giorni selvaggi”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Giorni selvaggi
di William Finnegan
Premio Pulitzer 2016 per la Biografia

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Giorni selvaggi è il racconto di un’esistenza trascorsa a inseguire l’onda perfetta in giro per i cinque continenti, dalla Polinesia all’Australia, daMadeira al Sud Africa, dalle Fiji al Perù. È il diario di un’ossessione, uno straordinario romanzo d’avventure, e un viaggio iniziatico nei segreti di un’arte esatta – il surf –, che è la chiave per esplorare la vita. Il surfista ha sempre davanti un orizzonte, che attrae e atterrisce: nel mare ogni cosa è connessa a tutte le altre. «Le onde sono il tuo campo da gioco,» scrive Finnegan «sono l’oggetto della tua adorazione e dei tuoi desideri più profondi. Ma allo stesso tempo sono il tuo avversario, il tuo nemico mortale, la tua nemesi». Scrive Thad Ziolkowski sulle pagine del «New York Times» che nessuno era riuscito prima di Finnegan a far incontrare surf e letteratura con tanta maestria: «Sia l’onda sia l’uomo sul surf sono senza tempo. Perché cavalcare le onde, dopotutto, è un misterioso culto pagano».

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William Finnegan lavora per il «New Yorker» dal 1987. Ha compiuto reportage in Sudafrica, Mozambico, Somalia, Sudan, Madagascar, in Messico e in altri paesi del Centro e del Sud America, in Australia, Spagna, Gran Bretagna, Ucraina, Moldovia, nei Balcani, oltre che in diverse zone degli Stati Uniti. Sì è occupato soprattutto di politica interna ed estera, di guerra, povertà, razzismo, crimine organizzato, globalizzazione, surf.

Ha pubblicato cinque libri: Barbarian Days: A Surfing Life, la cui versione italiana è edita da 66thand2nd nella collana Vite inattese; Cold New World: Growing Up in a Harder Country; A Complicated War: The Harrowing of Mozambique; Dateline Soweto: Travels with Black South African Reporters; e Crossing the Line: A Year in the Land of Apartheid. Ha vinto numerosi premi, tra cui due volte l’Overseas Press Club Award e, nel 2016, il premio Pulitzer per il miglior memoir con Barbarian Days – segnalato dal «New York Times» tra libri più venduti dell’anno. Finnegan collabora anche con «Granta»,«Harper’s», «The New York Review of Books» e altre riviste.

Nato a New York nel 1952, e cresciuto tra la California e le Hawaii, oggi l’autore vive a Manhattan con la famiglia.

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Il 66° titolo di 66thand2nd!

La Libreria Fahrenheit 451 vi segnala fra le novità:

Pezzi di Vetro, il quinto libro di Mabanckou edito da 66thand2nd, secondo il Guardian uno dei dieci migliori romanzi africani contemporanei.

PIATTO VERRE CASSE 4.qxd:Layout 1Al Credito a morte passa un’umanità composita, allegra e tragica, accomunata da una spiccata propensione alla bottiglia e dalla voglia di raccontare le proprie miserie e nobiltà. Una ricchezza che andrà perduta se nessuno fisserà su carta la storia di questo bar unico al mondo, aperto ogni giorno ventiquattro ore su ventiquattro grazie alla tenacia di Lumaca testarda, fondatore e padrone del leggendario ritrovo. Il compito viene affidato a Pezzi di vetro, cliente storico del locale, ex insegnante elementare amante del vino e delle belle lettere. Quaderno alla mano, sarà lui a raccogliere le confessioni di habitué e gente di passaggio. C’è quello dei Pampers, che prima di essere spedito dalla moglie nel terribile carcere di Makala amava consolarsi con le prostitute del quartiere Rex; il Tipografo, che ha avuto la malaugurata idea di sposare una francese, fonte di ogni sua disgrazia; Rubinetta e Casimir, che si misurano nella gara per la pisciata più lunga. Ma al centro di tutto rimane lui, Pezzi di vetro, capace con la sua prosa colta e popolare di cogliere le debolezze altrui e smascherare questi personaggi da tre soldi È così che la letteratura entra nella vita, anche nella più umile, e i libri si trasformano in parola viva, in un linguaggio universale alla portata di ogni uomo.

«Leggere Pezzi di vetro di Alain Mabanckou è come fare surf sul pennacchio del Congo».
– Fabio Geda, TTL La Stampa

«Una piccola meraviglia d’intelligenza e originalità».
– Le Monde


Consigliato: “Le luci di Pointe-Noire”

La Libreria Fahrenheit 451 consiglia:

Alain Mabanckou
Le luci di Pointe-Noire
(editore 66thand2nd)

le luciQuarto titolo dell’autore pubblicato da 66thand2nd, Le luci di Pointe-Noire narra il ritorno di Alain Mabanckou nella sua città natale dopo ventitré anni di assenza. È il giugno del 2012 e Pointe-Noire non è più quell’Eden pieno di vita descritto in Domani avrò vent’anni. È invece la custode di un immaginario pieno di leggende, credenze, storie e personaggi, che diventa reale sotto gli occhi dello scrittore. Ed ecco allora che Mabanckou ritrova i membri della sua numerosa famiglia, orfana di mamma Pauline e papà Roger, e i luoghi cari – la casetta di legno «reggia» della madre, il cinema Rex «garanzia del sogno», il liceo archivio della sua adolescenza. Un ritorno alle origini doloroso ma liberatorio nel racconto nostalgico, divertente, e irresistibilmente emozionante di un uomo che non aveva ancora detto addio agli affetti della sua infanzia.
«Abiterei qualsiasi luogo del mondo purché desse asilo alle mie fantasie e mi lasciasse reinventare il mio universo». Alain Mabanckou
Alain Mabanckou è stato quest’anno tra gli ospiti della XIII edizione del Festival Internazionale di Roma Letterature.


Novità per 66th and 2nd

La Libreria Fahrenheit 451  vi segnala 2 novità per la casa editrice 66th and 2nd:

Lorenzo Iervolino Un giorno triste così feliceLorenzo Iervolino
Un giorno triste così felice
66thand2nd, Collana: Vite Inattese
prezzo: 16€

Alla vigilia del calcio d’inizio dei Mondiali 2014, Un giorno triste così felice ricostruisce la figura di uno degli interpreti più originali dell’arte del futebol: Sócrates brasileiro. Amato per i suoi colpi di tacco e le sue caratteristiche tecniche e fisiche, è passato alla storia per essere stato l’artefice del più rivoluzionario esperimento sociale mai tentato nello sport: trasformare una squadra di calcio, il mitico Corinthians, in un laboratorio politico capace di contaminare un intero paese vessato da quindici anni di dittatura militare. Un sogno chiamato «democrazia corinthiana». Un giorno triste così felice è un viaggio tra invenzione letteraria e reportage narrativo alla scoperta di un campione che amava la birra al pari della conoscenza, ma odiava ogni forma di gerarchia.

«Lorenzo Iervolino con Un giorno triste così felice ci fa viaggiare nei luoghi e nelle idee
di un’epoca alimentata da un’energia gioiosa e sovversiva».
Gabriele Santoro

In Koli Jean Bofane Matematica congoleseIn Koli Jean Bofane
Matematica congolese
66thand2nd, Collana: B-polar
prezzo 15€

A Kinshasa, metropoli africana lacerata dalle contraddizioni, vive Célio Matemona, noto come Célio Mathématik per via dell’inseparabile «bibbia» che gli offre una chiave di lettura del mondo. Rimasto orfano da bambino, Célio cerca il senso della vita traducendo in «equazioni pratiche» le formule matematiche di un vecchio manuale scolastico ereditato dal padre, morto in guerra. Se in un primo momento l’insolito «libro di profezie» è utile a risolvere i problemi quotidiani della gente che lo circonda, l’incontro con un importante burocrate del governo finisce per stravolgere la vita di Célio, attratto nell’orbita occulta del potere: grazie ai suoi metodi divinatori, gli viene affidato il compito di manipolare l’opinione pubblica, nazionale e internazionale, a vantaggio del presidente del Congo. Costruito come un polar, e percorso dai ritmi e dai suoni di Kinshasa, il talento di Bofane ci offre una parabola «matematica» sulle devastazioni della dittatura.

«Bofane è riuscito a fondere in una risata superstizioni comuni, cinismo del potere e orrori della politica».
Le Magazine Littéraire


Novità da segnalare

Mille cretini – Quim Monzò – Marcos y Marcos

mille cretiniUn paparino profondamente materno che prende in contropiede l’incipiente vecchaia – nonché il figlio – a suon di collant, gonna, rossetto e tacchi a spillo.
Un principe azzurro che tenta inutilmente di risvegliare la principessa dal suo sonno profondo con mille prodezze erotiche, e finisce per addormentarsi lui, per sempre.
Uno scrittore esordiente pronto a rinnegare il suo idolo – che ha contribuito in modo sostanziale al suo decollo – non appena ne ha preso il posto nel firmamento letterario. Un uomo che decide di sposare l’ex fidanzata perché scopre che è malata terminale, e quando lei guarisce grazie all’amore, non sa proprio che pensare, che pesci pigliare… Che si tratti di vecchi rincretiniti, vitelloni incalliti o Madonne ribelli al destino di future madri di Gesù Cristo, Quim Monzó entra nelle vite dei suoi personaggi con la marcia in più dei Grandi: occhio acuto, parole al vetriolo, balsami di tenerezza.
Parola di «The Guardian», che lo porta in palma di mano, fra i massimi scrittori viventi.

Scheda libro

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Cuore Cavo – Viola di Grado – E/O

Layout 1In un romanzo coraggioso e sorretto da una scrittura originale, Viola Di Grado racconta la storia di un suicidio e di ciò che segue. Una folgorante invenzione della vita dopo la morte: la nostalgia, l’amore, la frequentazione “fantasmatica” delle persone care, la solitudine e l’incomunicabilità, in un aldilà cupo e ribollente, senza pelle e senza sensi, dominato da una natura crudele, che sfalda i corpi, ma anche da una vita ostinata che a questa morte si sottrae. Un romanzo che fa paura: la disgregazione dei corpi, la sopravvivenza dell'”anima”, la tristezza e il rimpianto per la vita che non riesce a ricomporsi ma continua a incedere e spiare, vagando in un mondo deserto ma affollato, dove i vivi non possono più vederti e sentirti ma i morti restano all’erta, impauriti, in ascolto.

Scheda libro

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La petite – Michèle Halberstadt – L’orma

la petite“Ho dodici anni e questa sera sarò morta”. Una ragazzina ingoia l’intero contenuto dell’armadietto di medicinali della madre per uscire da una vita di solitudine e affetti traditi. Prima di assopirsi ci racconta la sua storia di piccole delusioni che sembrano insormontabili, la storia di quella fatica naturale di divenire un’altra che può essere l’adolescenza e che continua a riguardare tutti ogni volta che ci troviamo ingabbiati in un’esistenza spenta e domata. Una fatica accesa di entusiasmi: la gioia della radio, l’ossigeno della musica, il sogno del giornalismo, la festa delle visite degli sfarzosi amici del nonno, gaudenti scialatori di sentimenti e di denari. Il tutto in una Parigi degli anni Sessanta vibrante di aneddoti famigliari e canzoni alla moda. Un romanzo che è una finestra sull’interiorità in ebollizione di una bambina. La ricostruzione fedele, acuta e commovente di quell’età della vita in cui il mondo comincia a fraintenderci.

Scheda libro

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Tutte le altre sere – Dara Horn – 66THand2ND

tutte le altre sereÈ una fredda sera di marzo del 1861 a New York, e la Guerra Civile è alle porte. I Rappaport sono riuniti a tavola per il seder di Pasqua. Marcus, il capofamiglia, ha appena accettato la proposta di David Jonas, suo socio in affari: la diciassettenne Emma Jonas, affetta da ritardo mentale, sposerà il diciottenne Jacob Rappaport. Ma la notte prima del matrimonio il giovane fugge di casa e si arruola nelle forze dell’Unione. Non passa molto tempo e a Jacob si presenta un’irrinunciabile opportunità di carriera: deve recarsi a New Orleans e, spacciandosi per un fuggiasco, uccidere lo zio che sta progettando un attentato al presidente Lincoln. Il successo dell’operazione porta nuove missioni, nuovi pericoli. Jacob dovrà andare in Virginia e sposare una bellissima spia confederata, Eugenia Levy, appartenente a una famiglia sudista legata ai Rappaport da ragioni d’affari. In un paese spaccato tra Nord e Sud, teatro della più lunga e sanguinaria guerra della storia americana, si consuma per Jacob un cruento crimine di coscienza: in balia della menzogna e divorato da un costante bisogno di approvazione, Jacob è incapace di scegliere il proprio futuro e di comprendere che la vita non “dipende interamente dal capriccio di qualcun altro”.

Scheda libro

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Fratello buono, fratello cattivo – Matti Rönkä – Iperborea

fratello buono fratello cattivoViktor Kärppä, “l’uomo con la faccia da assassino” e il cuore diviso tra le radici sovietiche e la sua nuova vita a Helsinki, ha chiuso con il crimine da quando il socio Ryškov ci ha rimesso la pelle. E a parte qualche giro di contrabbando si accontenta di una piccola impresa edile che offre lavoro nero ma ben pagato agli immigrati dell’Est. Ma quando una partita di supereroina semina la morte in città, i sospetti ricadono su suo fratello Aleksej, l’irreprensibile ingegnere che stanco di fare la pedina di un sistema corrotto a Mosca lo ha raggiunto a Helsinki a caccia di soldi facili. Sotto il fuoco incrociato della polizia e della mafia russa, a Viktor non resta che riaprire le porte della sua vecchia vita e infiltrarsi nella cupola di San Pietroburgo: chi ha osato sfidare i boss del narcotraffico? Comincia così una nuova indagine del romantico faccendiere frontaliero sospeso tra la nostalgia dello sradicato e le cicatrici di un torbido passato nel KGB. E che muovendosi al confine di due epoche e due mondi ci proietta in una Finlandia sconosciuta, terra di frontiera fatalmente segnata dalla parabola sovietica, puzzle etnico dalle mille anime in cui i problemi di identità portano il peso e le ferite della storia.

Scheda libro