Recensione: “Il bacio della donna ragno”

Recensione di Silvia Signaroldi.

Manuel Puig
Il bacio della donna ragno
Edizioni SUR

donna ragnoAvevo sentito parlare del film senza peraltro averlo mai visto, sul libro ero un po’ timorosa dato che i romanzi ambientati nelle dittature mi angosciano più degli horror, forse perché sono realtà che superano le più terrificanti fantasie.
Ma ci sono riuscita, l’ho letto e subito mi ha conquistata l’amore per il cinema, la capacità di rendere vivi i racconti dei film per quelle che sembrano vere e proprie proiezioni personali da condividere per evadere e per salvarsi.
Lo sceneggiatore Puig è riconoscibilissimo nella descrizione delle inquadrature, dei particolari, della fotografia della scena: fantastici racconti di cinema!
La dittatura e la repressione sono la cornice in cui si svolgono vicenda e conversazioni, l’atmosfera inquietante apparentemente solo sullo sfondo ma sempre sottilmente invadente.
Mi ha colpita anche il disincanto dell’approccio alla tematica dell’omosessualità, senza ostentazioni e senza discriminazioni, un approccio che non idealizza e non condanna, con il realismo forte di una grande consapevolezza.
E fin dall’inizio mi ha presa per il particolare rapporto umano che si instaura fra i due protagonisti: affetto, dedizione, solidarietà, e il pudore nel manifestare sentimenti forse dovuti solo al bisogno di sostenersi, o forse dettati dalla necessità insopprimibile di amare e di sentirsi amati, di credere di poter comunque continuare a provare fino alla fine le proprie passioni.

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