Consigliato: “Ritorno dall’universo”

La Libreria Fahrenheit 451 consiglia:

“Ritorno dall’universo”
di Stanisław Lem
(Sellerio)

Stanisław LemLe conseguenze estreme del progresso tecnologico e il suo effetto drammatico sull’evoluzione umana. Nel centesimo anniversario della nascita di uno dei maestri della fantascienza moderna, riproponiamo questo romanzo distopico, scritto nel 1960, che anticipa domande e dilemmi dei giorni nostri.

Hal Bregg è di ritorno da una lunga spedizione galattica. «Abbiamo volato per centoventisette anni del tempo terrestre e dieci anni del tempo di bordo. Quanti anni ho? Biologicamente quaranta ma secondo gli orologi terrestri centocinquantasette». Nel secolo e più trascorso, ovviamente la Terra è cambiata. Ma quello che l’astronauta non poteva aspettarsi è questa specie di «paradiso» che ritrova. Gli umani hanno finalmente realizzato l’antico ideale filosofico: l’assenza di passioni. Il nuovo mondo è senza conflitti, senza paura, senza rischio, non c’è fatica perché lavorano dei servizievoli robot. E, senza emotività, non c’è in fondo neppure più memoria. Hal, diverso anche nel fisico, esplora la città piena di straordinarie invenzioni alla disperata ricerca di qualcuno che lo capisca, che ricordi perché lui è partito, le ragioni della spedizione in cui s’è giocato tutto e ha perso tanto. Certe avventure, certe rivelazioni, certi incontri con donne gli fanno afferrare qual è il prezzo di questa tranquillità, di questa diffusa comodità. Sono svaporati per sempre la curiosità, l’interesse, il sapore delle cose, il dubbio. E la speranza di felicità. Che non c’è mai ma sempre si rimanda al futuro.
Ma il rischio, è proprio vero che sia scomparso?
La fantascienza creata da Lem (l’autore del capolavoro Solaris), che lo ha reso tra i massimi esponenti del genere, riunisce tipicamente due aspetti: da un lato il rigore scientifico, dietro ogni invenzione immaginativa, dall’altro le inquiete, trepidanti, domande sulla condizione umana, proprie della fantascienza umanistica.
Ritorno dall’universo può leggersi in vari modi. L’utopia negativa dell’«uomo nuovo», le peripezie e il rovello del protagonista, il quale non appartiene al presente ma non può tornare al passato, sono il dramma del reduce; infine, tutta la tribolata vicenda è accompagnata dalla febbrile domanda di sottofondo: esiste una sostanza umana, una umana identità? E se esiste, è quella dei vecchi astronauti centenari dal passato perduto, o quella dei neoumani di questo pacato futuro?

Stanisław Lem (Leopoli 1921-Cracovia 2006), laureato in medicina, si dedicò ben presto alla letteratura, soprattutto di fantascienza, ottenendo un grande successo. In particolare, il romanzo Solaris del 1961 (pubblicato da Sellerio nel 2013), da cui il regista russo Andrej Tarkovskij trasse l’omonimo film (1972), lo rese famoso in tutto il mondo. Tra le sue numerose opere, molte tradotte in italiano: Il pianeta morto, Pianeta Eden, I viaggi del pilota Pirx, Vuoto assoluto, Il pianeta del silenzio, Il congresso di futurologia, e, nella collana «La memoria» anche L’Invincibile (2020) e Ritorno dall’universo (2021).

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