"Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli" J.Brodsky

Incontro con l’autore Fabio Pigola

Venerdì 7 aprile alle ore 18.30 alla Fahrenheit 451 incontro con Fabio Pigola per parlare del suo libro “La forma fragile del silenzio”.

2017-04-06 09.19.57

“La forma fragile del silenzio” (Edizioni della Sera 2016) è il romanzo d’esordio dello scrittore Fabio Ivan Pigola, nato a Milano, responsabile di “kultural.eu” e ghost writer letterario, studioso di scienze sociali, politiche e storiche, già autore dei saggi “Emancipazione della Ragione” (Eclettica Edizioni, 2015) e “Lo Spazio Spirituale” (Solfanelli, 2015).

“Confido nella misura dell’avvenire e nel fatto che non sarà meno grande della mia speranza”

è la frase di Jorge Luis Borges scritta nell’esergo al testo che racconta in prima persona cosa accade a un adolescente quando all’improvviso scopre di non percepire attorno a lui nessun suono a causa di un difetto irreversibile all’udito. Quello che agli amici è sembrato un castigo ingiusto e senza meriti è successo un mattino, di ritorno da scuola. Il ragazzo è uscito dal cortile di betulle e cemento, ha messo le cuffie alle orecchie e alzato il volume della musica, ma non ha sentito nulla solo un brusio smagrito, anzi “un tubare ovattato come i rumori del mondo sotto la neve”. Eppure i fili degli auricolari non avevano nulla di strano, allora c’era qualcosa in lui che non andava visto che l’anno scorso il ragazzo aveva cambiato cinque auricolari in pochi mesi con grande disappunto di sua madre, perché il protagonista di questa storia non proviene da una famiglia ricca.

“L’unica cosa che abbonda in casa, oltre agli attrezzi di zio Baldo, sono i dischi”.

Dischi di tutti i formati, dai sedici giri ai vinili moderni conservati in cantina dove gli altri tengono il vino, abitata dai suoni anche quando lo stereo non è acceso. Per giorni e giorni l’adolescente ha avuto paura di sedersi accanto al giradischi, il suo rifugio preferito per “prendere la strada dei sogni”. Infatti la musica è sempre stata la sua passione, il sedicenne suona la chitarra da quando faticava a reggerla, abbracciandola come un contrabbasso, aggrappato al suo fusto di legno lucido ed erumoroso.

“Alla mia età ci sono tutte le ragioni per amare ogni tipo di baccano, e nessuna per non poterlo sentire”.

Se è vero che la geometria della vita “va sistemando le sensazioni con morbidi echi di sussulto, ed è mare uguale, goccia dello stesso oceano”, come asserisce zio Baldo (“mi ha cresciuto figlio di un padre mancato”), che di mestiere fa l’imbianchino ma ha la passione delle foto subacquee, d’ora in poi bisognerà trovare un nuovo “modus vivendi” in questo “futuro afono” che si è spalancato di fronte a questo piccolo grande uomo coraggioso.

In questo volume edito nella Collana “Istantanee” della casa editrice romana, l’autore pone l’accento sulla presa di coscienza dell’handicap da parte del protagonista, che non essendo quasi più in grado di sentire decide di memorizzare i suoni per poi riascoltarli nella sua anima sensibile. Al fianco di questo giovane combattente ci sono la famiglia e gli amici di sempre e paradossalmente la musica che assume la forma fragile del silenzio.

“La mia è la solita storia, o forse no. Forse sono troppo piccolo per dare nomi grandi alle cose. È un sentimento, e già mi piace di più. L’ho trovato sulla strada dei miei sedici anni, quando ancora si partecipa alla vita coi sensi esagerati. Come tanti, ero deciso a non decidermi; qualcuno l’ha fatto per me

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