"Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli" J.Brodsky

Articoli con tag “NNE

Ospiti “Book Pride” in libreria

Sabato 23 marzo alle ore 17.30 sarò ospite la scrittrice CHIARA MARCHELLI con il suo libro “La memoria della cenere” edito da NNE.

bookpride piacenza

Chiara Marchelli è nata ad Aosta e si è laureata in Lingue Orientali a Venezia. È autrice di quattro romanzi, una raccolta di racconti e un saggio su New York, la città dove vive. Insegna Letteratura Contemporanea, Traduzione e Scrittura Creativa alla New York University. Nel 2017 ha pubblicato Le notti blu (Giulio Perrone Editore), selezionato tra i dodici finalisti del Premio Strega.

“È come se la scrittrice mandasse nel terreno dei rapporti famigliari una sonda di carotaggio per testarne la compattezza e quando trova un cedimento porta in superficie la falla.” Cristina Taglietti – La Lettura, Corriere della Sera

“La guarigione, ci dice Marchelli in questo romanzo dove l’interno riverbera di continuo con l’esterno, arriva proprio quando si torna a vedere fuori dal perimetro di sé.“ Laura Pezzino – Vanity Fair

Elena è una scrittrice, sa leggere le storie sui volti delle persone. Una notte, un aneurisma la colpisce nella sua casa di New York. Sopravvive, e insieme a Patrick decide di trasferirsi in Francia, nell’Auvergne, in un paesino ai piedi del vulcano Puy de Lúg. Durante la convalescenza, la mente di Elena arde di pensieri, di memorie interrotte, di sentimenti riscoperti, di attese e incertezze, come il magma che ribolle sottoterra, a pochi chilometri da lei. Quando i genitori vengono a trovarla per un breve soggiorno, il loro arrivo coincide con un’improvvisa eruzione del vulcano. E mentre una colonna di fumo, cenere e lava inizia a uscire dalla bocca del Puy de Lúg, i protagonisti si trovano bloccati tra le mura di casa, in un tempo sospeso che sovverte ruoli e sicurezze, paure e desideri.
Scritto in una lingua nitida e forte, capace di trascrivere le emozioni, La memoria della cenere racconta di una rinascita, di un’anima che si rigenera, alla ricerca di un fragile, delicato equilibrio con le verità impassibili che governano la vita.

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Fahr&club “Il diner nel deserto”

Lunedì 4 febbraio sono previsti 10° e il sole, non abbiate dunque timore ad uscire di casa per venire alle ore 20.45 al Fahr&club del mese con protagonista il libro IL DINER NEL DESERTO di James Anderson (NNE).

Oltre a delle piacevoli chiacchiere sul libro, gusteremo anche delle “chiacchiere dolci” insieme ad una tisana o un bicchiere di vino.

 

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I consigliati del 2018

Ecco i libri del 2018 più consigliati dalla Libreria Fahrenheit 451:


fernando aramburu - patria - guanda

Fernando Aramburu
Patria
(Guanda)

UN GRANDE ROMANZO FAMIGLIARE CHE HA CONQUISTATO I LETTORI E LA CRITICA IN SPAGNA

Due famiglie legate a doppio filo, quelle di Joxian e del Txato, cresciuti entrambi nello stesso paesino alle porte di San Sebastián…

Con la forza della letteratura, Fernando Aramburu ha saputo raccontare una comunità lacerata dal fanatismo, e allo stesso tempo scrivere una storia di gente comune, di affetti, di amicizie, di sentimenti feriti: un romanzo da accostare ai grandi modelli narrativi che hanno fatto dell’universo famiglia il fulcro morale, il centro vitale della loro trama.


yuval noah harariYuval Noah Harari
21 lezioni per il XXI secolo
(Bompiani)

In un mondo alluvionato da informazioni irrilevanti, la lucidità è potere. La censura non opera bloccando il flusso di informazioni, ma inondando le persone di disinformazione e distrazioni. ”21 lezioni per il XXI secolo” si fa largo in queste acque torbide e affronta alcune delle questioni più urgenti dell’agenda globale contemporanea.

Un libro non può dare alla gente né cibo né vestiti, ma può fare e offrire un po’ di chiarezza, contribuendo ad appianare le differenze nel gioco globale. Se questo libro servirà ad aggiungere al dibattito sul futuro della nostra specie anche solo un ristretto gruppo di persone, allora avrà raggiunto il suo scopo.


nneJames Anderson
Il diner nel deserto
(NNE)

Con dolce e disincantata ironia, James Anderson ci consegna un avvincente noir on-the-road, in cui il male e il desiderio di vendetta svaniscono di fronte alla lealtà che unisce i personaggi: impalpabile come l’ombra di un miraggio, intensa come la luce che abita il deserto.

James Anderson è uno scrittore e poeta americano nato a Seattle, ed è stato l’editore della rinomata casa editrice Breitenbush Books. Il diner nel deserto è il suo romanzo d’esordio, che ha ricevuto moltissimi riconoscimenti di pubblico e di critica.


i colori dell'incendioPierre Lemaitre
I colori dell’incendio
(Mondadori)

Febbraio 1927. La Parigi che conta assiste al funerale del banchiere Marcel Péricourt. La figlia Madeleine deve prendere le redini dell’impero finanziario di cui è l’erede, ma il destino decide diversamente: suo figlio Paul, un bimbo di sette anni, compie un gesto inatteso e tragico che la porterà alla rovina…

I colori dell’incendio è il secondo attesissimo romanzo della trilogia inaugurata con Ci rivediamo lassù – premio Goncourt 2013, tradotto in ventisei lingue e un milione di copie vendute nel mondo -, un’opera in cui ritroviamo appieno il talento straordinario, l’originalità visionaria e la lingua immaginifica di Pierre Lemaitre.


adelphiSébastien Japrisot
La cattiva strada
(Adelphi)

Questa è la storia di un amore. Un amore indomabile, travolgente. E innanzitutto proibito. Quello che lega un ragazzo appena quattordicenne a una suora che di anni ne ha ventisei. La passione che vivono, fino in fondo e senza rimorsi, queste due giovanissime creature viene raccontata con candore e precisione, senza compiacimenti e senza moralismi, da uno scrittore che all’epoca ha solo diciott’anni.

Non è un caso che Emmanuel Carrère abbia definito Japrisot «un grande scrittore», «uno dei più originali del suo tempo».


il termine della notteJohn MacDonald
Il termine della notte
(Mattioli 1885)

Tre uomini e una bellissima ragazza in un vortice di furti, rapimenti, stupri e uccisioni. Un racconto a più voci: un secondino, un avvocato, il diario di uno dei condannati a morte. Chi sono gli assassini conosciuti come ‘il branco di lupi’? Da dove vengono? Perché hanno deciso di attraversare l’America lasciandosi alle spalle una scia di sangue?

Pubblicato nel 1960, sei anni prima di A sangue freddo di Truman Capote, Il termine della notte è un romanzo profetico sul lato oscuro di quella che sarà la rivoluzione giovanile. Il più ambizioso e feroce fra i libri di MacDonald: un’anticipazione della follia di Charlie Manson.


le correHervé Le Corre
Scambiare i lupi per cani
(E/O)

Il ritorno di uno dei migliori noiristi francesi dei nostri giorni. Un autore fondamentale, da scoprire.

Hervé Le Corre fa rivivere nelle sue pagine le atmosfere del cinema di Jean-Pierre Melville, la malinconia del grande cantautorato francese, l’oscurità più profonda dei classici del polar.
Nel caldo torrido dell’estate si mischiano amore e violenza, dolcezza e sangue, rivelazioni e misteri, fino a un finale imprevedibile.


città di mortiCittà di morti
Herbert Lieberman
(Minimum Fax)

Paul Konig è il medico legale e anatomopatologo più noto e apprezzato di tutta New York. Duro e irascibile, è molto temuto da colleghi e poliziotti, ma tutti ricorrono a lui perché nessuno ha la sua arte e il suo intuito nel leggere i morti, e le storie che i loro corpi raccontano…

Città di morti è un thriller elegante nella sua brutalità, un infernale viaggio al confine tra la vita e la morte, tra la superficie e l’abisso, ma anche la storia di un uomo e della sua caduta. Sullo sfondo, ma vera coprotagonista del romanzo, si staglia una città di corpi straziati, attraversata da suoni ingigantiti dall’angoscia e dalla tensione: un telefono che squilla, un rubinetto che perde, un susseguirsi di grida senza volto.



Consigliato: “Bull Mountain”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Bull Mountain
di Brian Panowich
edizioni NNE

bull.pngClayton Burroughs appartiene a una famiglia di fuorilegge che, da generazioni, mantiene il controllo di Bull Mountain, trafficando whiskey di mais, marijuana
e infine metanfetamina. Per lasciarsi alle spalle le sue origini, Clayton sposa la bella Kate e diventa lo sceriffo della città a valle. Ma quando l’agente federale Simon Holly minaccia di distruggere l’impero dei Burroughs, Clayton si trova a dover affrontare i ricordi, le paure, il disprezzo della famiglia e la volontà di redimere un passato di tradimenti, sangue e violenza. Con un ritmo serrato, la storia della famiglia Burroughs viene raccontata a turno da tutti i personaggi, fino all’imprevedibile epilogo.
Paragonato ai mostri sacri del crime, del southern noir e delle saghe familiari, Bull Mountain ha una struttura che ricorda True Detective, dialoghi che rimandano a Breaking Bad e personaggi che sembrano usciti da Fargo. E con una scrittura luminosa ci parla dell’onestà e della fedeltà alle proprie radici, e di come a volte sia doloroso ma indispensabile distruggerle per poterle onorare e proteggere.

Questo libro è per chi ama camminare in montagna per arrivare a bucare le nuvole e a vedere l’immensità del cielo, per chi decide ogni giorno di smettere di fumare e di bere, per chi indossa camicie di flanella rosse e blu, e per chi ha capito che appartenere a una terra, a una famiglia o a una persona, non vuole dire possederla ma amarla con tutto il cuore.


Recensione: “La fine dei vandalismi”

Recensione di Noemi Veneziani:

Tom Drury
La fine dei vandalismi
(NNEditore)

vandalismi_cover_defIstantanea: America

Nella palestra del liceo dell’immaginaria cittadina del Midwest di Grafton, era stato organizzato un ballo dall’insolito titolo Fine dei vandalismi, e Dan Norman – sceriffo della Contea – era stato designato come garante dell’ordine per quella particolare occasione.
Al centro della palestra era stata eretta una specie di statua a rappresentanza dei vandalismi.

È una composizione dei vari oggetti vandalizzati […] ci sono lo steccato, il vetro, il riflettore. Avevano intenzione di costruire un’altra scenografia per poi rompere il vetro e sporcare di vernice lo steccato in modo da far vedere il prima e il dopo.

Effettivamente il dopo non tarda ad arrivare: Charles (Tiny) Darling, ladro di professione, si era in effetti precipitato nella sala brandendo una mazza e deciso a scagliarsi violentemente sul vetro utilizzato per la scenografia, riducendolo in mille pezzi. In seguito a questo atto di vandalismo, a Dan viene affidato l’arduo compito di indagare sul conto di Tiny. Rincorrere un ladro di professione, e per di più spavaldo e violento, non era certo la missione che Dan sperava di vedersi assegnato, eppure – dato che, a quanto pare, non tutto il male vien per nuocere – durante il corso delle indagini lo sceriffo fa la conoscenza di Louise Darling, abile fotografa ed ex moglie di Tiny.
Dopo qualche tempo i due iniziano a intrecciare una singolare relazione utilizzata dallo scrittore come pretesto per raccontare la vita quotidiana che comprende dolore, gioia e, perché no, intervallata da rapine, giochi d’azzardo, incendi dolosi e azzuffate con cui l’insonne Dan deve lottare ogni giorno.
Attraverso una narrazione, a mio avviso, forse eccessivamente essenziale e minimalista, La fine dei vandalismi – pubblicato da NN editore – di Tom Drury, intende raccontare il quotidiano scorrere della vita umana.
L’autore non intende guidare il lettore attraverso la narrazione, poiché il suo scopo è quello di lasciare che gli eventi si verifichino nella più totale casualità, rischiando però di incrociare un numero elevato di avvenimenti e di personaggi arduo da gestire tanto per lo scrittore quanto per il lettore che riesce a seguire con molta difficoltà lo svolgimento della trama.
Effettivamente lo svolgimento diventa più semplice da seguire dal momento in cui la narrazione si stringe attorno alla vicenda personale di Dan e Louise il cui legame viene costantemente minacciato da difficoltose situazioni, come può essere la perdita di un figlio e una conseguente lunga separazione, che comunque non farà altro che rafforzare quel sincero e profondo legame presente tra i due.

Affrontare la realtà: questo doveva essere il loro motto.

Un romanzo difficile dal punto di vista della sovrastruttura, eccessivamente abbandonata alla casualità degli avvenimenti, e incredibilmente semplice dal punto di vista lessicale che non riesce ad attirare il lettore nella tipica atmosfera americana – tranquilla ma non troppo e caotica ma senza esagerare – di Grafton facendone un immobile spettatore del tempo che passa tra momenti di rigida logica divertenti momenti di pura follia.

Se vuole avere un bambino, ecco cosa deve fare: porti due piante di pomodoro alla chiesa cattolica e le innaffi con l’acqua santa. Poi le pianti in qualche posto piovoso ma con tanto sole. Quando avranno un pomodoro maturo ciascuno, dovrà coglierli e donarli a qualcuno a cui vuole bene.


Incontro con l’autore Alessandro Garigliano

Alessandro Garigliano.jpg

Mercoledì 5 aprile alle ore 18,30 nell’ambito di “Fahreincontri” ospite alla libreria fahrenheit 451 lo scrittore Alessandro Garigliano accompagnato dal social media manager Luca Pantarotto di NNEDITORE per presentare il libro “Mia figlia, don Chisciotte”.

La storia di un padre e sua figlia, lei ha tre anni e si emoziona ascoltando storie di cavalieri, re, regine e principesse. Lui ha quarant’anni, è suo padre e si emoziona solo a guardarla. Lei è coraggiosa, vuole conoscere il mondo e non ha paura di niente; lui non trova un lavoro stabile e ha paura di tutto. La sua passione e il suo oggetto di studio è il Don Chisciotte: nelle trame del capolavoro più rivoluzionario di ogni tempo rilegge la propria vita, scoprendosi non cavaliere intrepido ma scudiero devoto, combattuto tra l’adorazione e il buon senso, tra la sublime incoscienza della sua bambina e l’impulso di proteggerla.

Alessandro Garigliano ci consegna un romanzo intenso e avvincente che è una dichiarazione d’amore per la letteratura, per la vertigine eversiva, illimitata e imprescindibile della fantasia. E togliendo la maschera alla finzione inventa le parole del suo mondo, riannoda i fili del futuro e riesce a dare un nuovo senso all’essere padre.

Al termine firmacopie e aperitivo con l’autore.


Consigliato: “Le nostre anime di notte”

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Le nostre anime di notte
di Kent Haruf
(NNeditore)

haruf.jpgIl libro più dolce della stagione, per mandare a quel paese chi ti giudica senza conoscerti a fondo, per pensare a se stessi senza esser egoisti, per amare in modo inconsueto: imperdibile.

È nella cittadina di Holt, Colorado, che un giorno Addie Moore rende una visita inaspettata al vicino di casa, Louis Waters. I due sono entrambi in là con gli anni, vedovi, e le loro giornate si sono svuotate di incombenze e occasioni. La proposta di Addie è scandalosa e diretta: vuoi passare le notti da me?
Inizia così una storia di intimità, amicizia e amore, fatta di racconti sussurrati alla luce delle stelle e piccoli gesti di premura. Ma la comunità di Holt non accetta la relazione di Addie e Louis, che considera inspiegabile, ribelle e spregiudicata. E i due protagonisti si trovano a dover scegliere tra la propria libertà e il rimpianto.

Ken Haruf rimane uno dei più grandi interpreti della letteratura americana contemporanea.

 


I consigli degli amici

Consiglia anche tu un libro compilando questi semplici punti:
Chi-Cosa-Come-Dove-Quando-Perché
e manda il tuo consiglio a fahrenheit.451@libero.it
Noi lo pubblicheremo al più presto su questo sito!

Oggi ben tre consigli di Silvia Signaroldi.

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incardona_lameta_deldiavoloCHI: Silvia Signaroldi

COSA: “La metà del diavolo” di Joseph Incardona

COME/DOVE: a casa

QUANDO: in ogni minuto libero

PERCHE’: perché è un viaggio statico, è incalzante, ha ritmo, e crede in chi non ha più nulla da perdere.

Teso, tagliente, asciutto, triste e senza speranza, perché tutto quello che si confronta con la morte non può mai vincere.
I personaggi sono tratteggiati come se fossero disegnati a china, si percepiscono occhi vuoti, mascelle contratte, dolore visibile e palpabile, anzi, è il dolore il personaggio principale, che accomuna tutti gli altri protagonisti, chi corre lungo l’autostrada, chi abita l’autostrada, chi lavora in autostrada: è tutto così inesorabilmente connesso e ognuno è così disperatamente e crudelmente solo.
Il dolore è protagonista e l’azione del libro è invece una caccia cui non sfugge il minimo particolare, con tempi pazienti, e poi serrati, e poi quando la soluzione sembra lì, il tutto si fluidifica di nuovo, e allora poi corri, recuperi, afferri ogni minima possibilità, ogni minimo segnale che potrebbe essere una salvezza e quindi la fine di tutto.
La fine.
Il ritmo di scrittura segue la storia, rallenta, sembra accelerare di colpo, ci siamo, poi di nuovo lento, arretra, prende una rincorsa, sale per scendere di colpo: crude situazioni, stacchi imprevedibili, simboli, elenchi di azioni di emozioni di descrizioni, e ragionamenti, deduzioni, pause nette, realizzazioni e azioni, e resti avviluppato in quell’autostrada che tante volte hai distrattamente imboccato senza mai vederla realmente.
Mi è piaciuto per come mi ha preso, per l’emozione affannosa ma fredda che ha saputo trasmettere costruendo attorno alla vicenda un’inquadratura originale e ben congegnata.
“Tìa Sonora ha imparato che le bugie dicono più cose sulla verità che la verità stessa.
Tìa Sonora ha imparato a raccontare bugie. La bugia è la vera creazione. La bugia è sogno.
Tìa Sonora ha capito che la verità non è nient’altro che l’esistenza stessa.
La bugia è l’altrove, è dove la gente vorrebbe essere.”

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neuman.pngCHI: Silvia Signaroldi

COSA: Andrés Neuman – “Le cose che non facciamo”

COME/DOVE: a casa

QUANDO: appena ho un attimo di tempo

PERCHE’: consigliato da Sara, ne leggerò ancora perché è un autore fresco capace di scrivere su diversi registri, con la sintesi elegante e compiuta necessaria al tempo breve del racconto.

Un bel libro di racconti, un giovane autore argentino scoperto grazie al vostro gruppo di lettura.
Racconti fulminanti, introspettivi, cattivi, concitati, cinici, angoscianti, teneri, affettuosi: tanti mondi, tante sfaccettature di quella complicanza ambulante che ognuno di noi più o meno consapevolmente è.
Colpisce per la varietà di argomenti, la varietà di stili, la varietà di situazioni: ogni storia è diversa e racconta situazioni normalmente paradossali, in un linguaggio perfetto, elegantissimo, ricco di parole e di sfumature (merito questo anche di un’accurata traduzione: troppe volte non ci si pensa e si dà per scontato, ma una traduzione colta e significativa valorizza e anzi esalta il testo tradotto e ne assicura la fedeltà e la coerenza) e adatto alla vicenda, vario e sempre comunque diverso. Ci troviamo un “Dare alla luce” a perdifiato proprio come un parto (o un amplesso?) senza interruzioni di punti-duepunti-puntoevirgola, oppure una logica aberrante nel “Monologo del mostro”, il disprezzo per l’emulazione di “Vestiario” e l’ironica analisi della “Teoria della stesura”, la dolcezza e l’amore di “Madre di spalle”, la lucida pazzia di “Juan, José”, l’assurda sincronia della “Coppia perfetta”, la sensuale complicità delle “Cose che non facciamo”.
Avevo letto da qualche parte che è più complicato scrivere racconti brevi che lunghi romanzi, ed in effetti anche dal punto di vista del lettore è più facile lasciarsi prendere da un romanzo con fitta trama e personaggi che hanno il tempo di presentarsi e farsi riconoscere, che non da brevi racconti che in un’inquadratura devono definire la situazione, ritrarre i protagonisti e proporre un più o meno aperto finale: qui non sfugge nulla, l’inquadratura è sempre diversa e sempre al massimo della definizione, senza sprechi o sbavature.

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LA-GRAZIA-DEL-DEMOLITORE.jpgCHI: Silvia Signaroldi

COSA: Fabio Bartolomei “La Grazia del Demolitore”

COME/DOVE: a casa

QUANDO: appena possibile

PERCHE’: ho scoperto l’autore con uno strepitoso “We are family”, e poi l’ho seguito al cinema con “Noi e la Giulia”, e questo è proprio un altro bel dizionario di emozioni in accurato stile naif, per chi vive coi piedi non troppo sulla terra.

Più ne leggo e più mi piace, mi conquista parola per parola, in un’atmosfera che ti fa sentire abbracciata da tutto l’affetto che si può mettere nelle pagine di un libro.
Descrive la cecità come se i ciechi fossimo noi lettori, per farci immaginare odori, scene di film, sensazioni tattili, paura e fiducia.
La scrittura mi sembra ancor più precisa ed elegante dei precedenti suoi libri, leggera come un soffio di aria fresca e profumata, ma accuratissima nella scelta dei termini e nelle descrizioni linearmente articolate.
I personaggi come al solito sono irreali e strampalati ma veri ed emozionanti, con Davide e i suoi amici che sembrano bambocci viziati ma capaci di ideali ed utopie, con una figura materna che sembra lontana e trasognata ma se ne esce con imperturbabili slanci di affetto attento e sicuro.
Sono incommensurabili le scene del ballo di Davide e Ursula, nell’innocente perversione di una convivenza per lei inconsapevole e che lui vive da candido voyeur della sua vita imparando che della vita bisogna gustarsene ogni minimo dettaglio.
Tra tutti i protagonisti chi ne esce peggio è il padre, un “cattivo” che ha metabolizzato i rimorsi e ha imparato a convivere con i suoi incubi.
Mentre Ursula, la protagonista cieca, ha la grazia di muovere intorno a sé una storia surreale in cui tutti, dai protagonisti ai lettori, imparano a vedere meglio intanto che il suo orizzonte si allarga sempre più mano a mano che gli ostacoli le vengono appianati e rimossi: è come se ci indicasse la strada per renderci fiduciosamente la vita più semplice.
E finisce, come tutti i suoi libri, che non finisce: perché è sì una favola ma è proprio come la vita, e quindi continua…