"Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli" J.Brodsky

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Recensione: “Gilgi, una di noi”

Recensione di Silvia Signaroldi.

Irmgard Keun
Gilgi, una di noi
L’orma editore

keunDal gruppo di lettura che si è ormai consolidato in libreria arrivano spunti sempre autentici ed inconsueti. Questa volta il suggerimento ci concentra sul mondo interiore di una donna del 1930, e anche sul contesto storico e culturale dell’epoca. Epoca di storia recente e di cui chi ha più o meno la mia età può riconoscere l’atmosfera nei preziosi racconti dei genitori.
L’atmosfera in cui si svolge la vicenda è triste, un contesto sociale depresso e malinconico che sembra quasi presagire, nel 1930, il disastro che si sarebbe presentato per la Germania e per tutta l’Europa.
Gilgi è una ragazza indipendente e, per i suoi tempi, molto intraprendente: determinata, spregiudicata, anche un po’ cinica ed egoista dal punto di vista affettivo, pianifica attentamente la sua vita futura senza però tener conto dell’imprevisto-amore. E infatti quando si ritrova davanti l’uomo della sua vita annulla se stessa e rinuncia ai suoi piani, combattuta tra passione, sensi di colpa, lealtà verso gli amici, paure di perdita dell’amato, miseria e fatalismo.
E’ molto bella la parte in cui si sviluppa tutto il suo conflitto interiore, evidenzia una grande capacità introspettiva da parte di una giovanissima scrittrice che nel 1930 aveva solo 25 anni.
Gilgi è davvero una di noi, una ragazza dei suoi tempi, ma anche dei nostri in cui ancora troppe donne sono convinte che per amare si debba rinunciare alla propria libertà e alle proprie aspirazioni condizionando la propria autostima a giudizi e capricci altrui.

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Recensione: “Gilgi, una di noi “

Recensione di Noemi Veneziani.

IRMGARD KEUN
Gilgi, una di noi
(L’Orma Editore)

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Tic-Tic-Tic-Rrrrrrrrrr

Tutto il cattivo e tutto il buono, questo è una persona – è il cielo e l’inferno una persona – la cosa più triste e la cosa più ridicola, una persona.
Ciò che c’è di più estraneo ti sprofonda dentro e scansa quanto c’è di più tuo – e si innesta in te, in te, tutto dentro di te, tutto tutto tutto dentro di te.
E ciò che il tuo pensiero vuole il tuo corpo lo ama. E ciò che il tuo corpo ama il tuo pensiero lo vuole.
Un io diviso in due, un io diviso mille volte.
Io: desiderio obbligato del tuo oggi.
Io: urlo eterno verso il tu, e tutto il resto, falso…
Posa la bugia adamantina della vergogna sul tuo mondo buio, posa la bugia dorata della volontà sul tuo mondo buio, posa la bugia argentea dell’accontentarsi sul tuo mondo buio, posa la bugia del ferro del legame con la quotidianità sul tuo mondo buio, posa la bugia di rame, ormai verde – no – sul tuo mondo buio…

Gisela Kron è una giovane ventenne nata nella Germania del primo dopoguerra, in cui essere donna significava vivere nell’anonimato assoluto e ai margini di una società maschilista sempre più impegnata a creare un modello di vita rigido, discriminante e privo di qualsiasi possibilità di sviluppo personale e professionale. Ma la “donna oggetto” e la “donna casalinga” non piacciono affatto alla venticinquenne Irmgard Keun, che risponde abilmente alle provocazioni del suo tempo – il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel 1921 – creando, probabilmente come proprio alter ego, l’inarrestabile Gilgi.
Sbarazzina, frivola e poco interessata alla politica, Gilgi consacra la propria esistenza al lavoro e all’oggetto emblema della propria indipendenza: la macchina da scrivere.
Rigore e fermezza d’animo sono le qualità che più caratterizzano Gilgi nella prima parte del romanzo.
Eppure ecco sopraggiungere i sentimenti che, quasi tendendo un agguato, aggrediscono la giovane costringendola a fare i conti con il tremendo mondo umano; prima la scoperta della propria condizione di figlia adottiva e poi l’intensa passione amorosa per lo scapestrato scrittore bohèmien Martin.
Le emozioni hanno ormai fatto breccia nell’ingenuo cuore di Gilgi e Martin diventa tutta la sua vita.
Il lavoro rimane una priorità che tuttavia rimane sullo sfondo e gli affetti di un tempo – gli amici Olga, Pit e Hans rappresentanti della contemporanea società tedesca – vengono momentaneamente allontanati dalla protagonista.
Occorre riflettere, ma non c’è più tempo. È necessario correre, correre a perdifiato, correre a più non posso contro il tempo per aiutare, per essere presente, per riscattarsi.
Pit, Olga, Hans, Martin, una Germania intera ha bisogno della forza, della debolezza e della sensibilità di Gilgi, donna nuova, una di noi.

Era l’ultima cosa che avrebbe voluto fare: dare a qualcun altro la colpa per qualcosa che, invece è solo colpa sua… e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo… fai a pezzi il Padre Nostro con le tue mani, riducilo a brandelli con i denti: è solo una bugia, una bugia, è un inganno.
Insegnaci a credere solo nelle nostre colpe – niente “come noi li rimettiamo”, non è vero, non abbiamo niente da perdonare, niente, mai, a nessuno. Non c’è nessuna colpa degli altri che passa su di noi, ci sono solo le nostre, di colpe.
Uno crede di poter ripartire da zero dipingendosi a un altro peggio di com’è realmente. È una sofferenza primigenia il fatto che nessuno sia in grado di concedersi l’assoluzione da solo – e nemmeno Dio può farlo.

Confusione, annebbiamento, vertigine; queste sono le sensazioni con cui il lettore si scontra leggendo il romanzo della Keun.
Testo di denuncia sociale e di formazione, Gilgi, una di noi edito dall’Orma editore, sembra essere un romanzo senza una vera e propria trama, tutto ciò che accade viene infatti filtrato ed elaborato dalla mente della protagonista che descrive gli avvenimenti dal proprio punto di vista psicologico e in un continuo conflitto tra ragione e sentimento. Inoltre, il finale aperto permette molteplici letture ispirate dalle sensazioni che il lettore ha avuto modo di provare lungo il corso della narrazione.
Dopo aver corso a perdifiato, ora Gilgi si ferma; ha bisogno di riflettere e di far dialogare la mente con il proprio cuore. Rallenta il passo e con lei anche la scrittura della Keun sembra distendersi apparendo meno incalzante e affrettata.
Ironica, tragica e poetica, l’irriverente penna della Keun tenta di denunciare lo stato di una classe sociale e, probabilmente, la condizione di una intera società oppressa da un nuovo padrone dal quale nemmeno la religione può salvare.

I nazisti bastonano i comunisti, i comunisti bastonano i nazisti, perché tutti credono di avere ragione. Si scrivono moltissimi giornali, a destra e a sinistra, e a destra e a sinistra non vuol dire in mezzo. E il mondo si tiene la pancia dal ridere, Voi mi spennellate solo i colori delle vostre idee politiche sul viso e un’unica, minuscola goccia di pioggia li lava via…
Accadono molte cose nel mondo e non succede niente, proprio perché accadono molte cose.
E succedono molte cose di fuori…e il sole si innamora di nuovo della terra, con i suo baci la rende un giocattolo tutto colorato, verde e fiorito.
Nell’edizione della sera dello “Stadt Anzeiger” oggi ci sarà un trafiletto, che compiange senza dolore e con distacco…quattro persone morte per avvelenamento da gas…