"Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli" J.Brodsky

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Recensione: “La fine dei vandalismi”

Recensione di Noemi Veneziani:

Tom Drury
La fine dei vandalismi
(NNEditore)

vandalismi_cover_defIstantanea: America

Nella palestra del liceo dell’immaginaria cittadina del Midwest di Grafton, era stato organizzato un ballo dall’insolito titolo Fine dei vandalismi, e Dan Norman – sceriffo della Contea – era stato designato come garante dell’ordine per quella particolare occasione.
Al centro della palestra era stata eretta una specie di statua a rappresentanza dei vandalismi.

È una composizione dei vari oggetti vandalizzati […] ci sono lo steccato, il vetro, il riflettore. Avevano intenzione di costruire un’altra scenografia per poi rompere il vetro e sporcare di vernice lo steccato in modo da far vedere il prima e il dopo.

Effettivamente il dopo non tarda ad arrivare: Charles (Tiny) Darling, ladro di professione, si era in effetti precipitato nella sala brandendo una mazza e deciso a scagliarsi violentemente sul vetro utilizzato per la scenografia, riducendolo in mille pezzi. In seguito a questo atto di vandalismo, a Dan viene affidato l’arduo compito di indagare sul conto di Tiny. Rincorrere un ladro di professione, e per di più spavaldo e violento, non era certo la missione che Dan sperava di vedersi assegnato, eppure – dato che, a quanto pare, non tutto il male vien per nuocere – durante il corso delle indagini lo sceriffo fa la conoscenza di Louise Darling, abile fotografa ed ex moglie di Tiny.
Dopo qualche tempo i due iniziano a intrecciare una singolare relazione utilizzata dallo scrittore come pretesto per raccontare la vita quotidiana che comprende dolore, gioia e, perché no, intervallata da rapine, giochi d’azzardo, incendi dolosi e azzuffate con cui l’insonne Dan deve lottare ogni giorno.
Attraverso una narrazione, a mio avviso, forse eccessivamente essenziale e minimalista, La fine dei vandalismi – pubblicato da NN editore – di Tom Drury, intende raccontare il quotidiano scorrere della vita umana.
L’autore non intende guidare il lettore attraverso la narrazione, poiché il suo scopo è quello di lasciare che gli eventi si verifichino nella più totale casualità, rischiando però di incrociare un numero elevato di avvenimenti e di personaggi arduo da gestire tanto per lo scrittore quanto per il lettore che riesce a seguire con molta difficoltà lo svolgimento della trama.
Effettivamente lo svolgimento diventa più semplice da seguire dal momento in cui la narrazione si stringe attorno alla vicenda personale di Dan e Louise il cui legame viene costantemente minacciato da difficoltose situazioni, come può essere la perdita di un figlio e una conseguente lunga separazione, che comunque non farà altro che rafforzare quel sincero e profondo legame presente tra i due.

Affrontare la realtà: questo doveva essere il loro motto.

Un romanzo difficile dal punto di vista della sovrastruttura, eccessivamente abbandonata alla casualità degli avvenimenti, e incredibilmente semplice dal punto di vista lessicale che non riesce ad attirare il lettore nella tipica atmosfera americana – tranquilla ma non troppo e caotica ma senza esagerare – di Grafton facendone un immobile spettatore del tempo che passa tra momenti di rigida logica divertenti momenti di pura follia.

Se vuole avere un bambino, ecco cosa deve fare: porti due piante di pomodoro alla chiesa cattolica e le innaffi con l’acqua santa. Poi le pianti in qualche posto piovoso ma con tanto sole. Quando avranno un pomodoro maturo ciascuno, dovrà coglierli e donarli a qualcuno a cui vuole bene.


Incontro con l’autrice Tasneem Jamal

La scrittrice canadese Tasneem Jamal inizia il tour promozionale del suo romanzo, “Dove l’aria è più dolce” (Nuova editrice Berti)

6 date, 6 città, 6 incontri, 6 occasioni per conoscerla. Una tappa sarà a Piacenza, venerdì 23 giugno alle ore 21 (durante i venerdì piacentini) alla Libreria Fahrenheit 451, presentata dalla sua editrice Cecilia Mutti e da Sara Carini.

invito

Interverranno:

Tasneem Jamal è nata a Mbarara, Uganda, e vive in Canada dal 1975. Ha lavorato come giornalista prima di pubblicare Where the Air is Sweet, uscito per HarperCollins nel 2014.

Seba Pezzani è musicista, cantante e autore. Appassionato di letteratura angloamericana, da anni affianca all’attività musicale quella di traduttore e interprete dall’inglese. Per Giulio Perroni Editore ha appena pubblicato Profondo Sud. Un viaggio nella cultura del Dixie.

Sara Carini insegna all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove dal 2005 collabora con la cattedra di Lingue e letterature ispanoamericane. Dal 2011 porta avanti un progetto di ricerca sullo studio della diffusione della letteratura latinoamericana in Italia.

Quand’è che una terra diventa nostra? La gente spunta come i fiori dal terreno: ci spostiamo per trovare la nostra casa…

Uganda, 1972. Il dittatore Idi Amin Dada espelle più di ottantamila cittadini indiani dall’Uganda: intere generazioni si ritrovano senza più nulla e con appena novanta giorni di tempo per fuggire, in un vortice surreale di caos e violenza. Nel suo romanzo d’esordio, la giornalista canadese Tasneem Jamal parte dalle proprie radici per raccontare le vicende di Raju, arrivato dall’India per cercare fortuna, e della sua famiglia in una società postcoloniale sempre più stratificata e complessa. Amori, sacrifici e successi s’intrecciano fino alla frattura dell’esilio, quando tutto va in pezzi e bisogna ricominciare da capo; eppure, agli occhi della piccola Shama, “casa” rimane un concetto astratto e può esistere ovunque: a volte cresce, a volte rimpicciolisce, e quando viene distrutta, basta ricostruirla “dove l’aria è più dolce”.

Seguirà firma-copie con brindisi di benvenuto.


Recensione: “L’una e l’altra”

Recensione di Noemi Veneziani:

Ali Smith
L’una e l’altra
(edizioni SUR)

sur.pngUn po’ di te in me, un po’ di me in te

Georgia/George è una ragazza inglese di sedici anni sveglia, abile disegnatrice e dotata di una fervida immaginazione.
Francesca/Francesco del Cossa è una giovane donna di Ferrara, vissuta nel Quattrocento e resasi protagonista di un’importante pagina della pittura italiana.
Entrambe orfane di madre si trovano a dover affrontare la vita da sole facendo mostra di possedere un forte potere: quello della determinazione.
Mentre George decide di prendere in mano la propria vita dedicandosi all’emulazione della madre – compiendo devotamente la sua danza mattutina o lasciandosi affascinare sempre di più da quel pittore tanto bravo da spingersi a domandare una paga più alta al proprio committente – Francesca, spinta dal padre, inizia a intraprendere la carriera di pittore in una Ferara in cui le possibilità di successo per una donna sembrano essere quasi nulle.
Femminile e maschile sono generi che solo la logica umana vuole ben definiti.
Tutto può essere rovesciato, confuso; i generi possono scambiarsi e le epoche mescolarsi incontrandosi in una specie di purgatorio in cui ci si può osservare e ascoltare senza tuttavia avere la possibilità reale di vedersi e ascoltarsi.
È questo ciò che succede a George nel quotidiano scambio di battute tra lei e una madre sempre presente ma non più tangibile sul piano reale, così come una simile condizione è vissuta da Francesco del Cossa nel momento in cui si trova nuovamente nel mondo reale da cui solo una sottile membrana lo tiene separato.

Padremadre ti prego allarga extempore
il punto che sto per colpire
il bersaglio che hai scelto (scusa il
disturbo)(è urgente) un gregge dal morbido
vello per attutire (ahi) ma che
mi si è impigliato il (cosa)
a un (ahio)
scansato un (fiù) (bum)
(sdang) (ahi)
(pietà)
un attimo però
quello non è forse
il sole
il cielo azzurro i cumuli bianchi
l’azzurro al di là
[…]
sempre il solito cielo? la stessa terra? di nuovo?

Ebbene sì.
Francesca, o meglio, Francesco del Cossa sembra essere stato nuovamente riportato sulla terra dopo essere…morto?, non se lo ricorda nemmeno, almeno sei secoli fa per…peste? mah, chi può saperlo.
Ciò che conta è che, attraverso l’attento sguardo di Francesco – autore dei magnifici affreschi che Georgia ha modo di apprezzare durante un viaggio appositamente organizzato al Salone dei Mesi del Palazzo ferrarese di Schifanoia – il lettore riesce a fare l’esperienza di vivere due vite parallele: da una parte la narrazione delle vicissitudini dell’artista costretto a fare i conti con gli imprevisti di una vita passata a dissimulare di essere ciò che in realtà non si è e, dall’altra, lo svolgersi quotidiano dell’esistenza di una ragazza un po’ speciale e in cui l’artista sembra in parte riconoscersi.
Romanzo dalla forte carica filosofica, L’una e l’altra di Ali Smith – edito dalla casa editrice SUR – riesce a raccontare la storia di due caparbie donne facendo dialogare due piani temporali differenti e mettendo in evidenza una condizione indispensabile per la buona riuscita di un essere umano: chiunque dovrebbe avere il coraggio di affrontare la propria vita sentendosi libero di essere quello che effettivamente sente di essere.

Maschio o femmina?
Non può essere tutte e due le cose insieme. O è l’una o è l’altra.
E chi lo dice, questo? Perché deve essere per forza così?, ribatte la madre.
[…] rifletti, per un momento, sul dilemma morale.

 


Consigliato: “Manuale per ragazze di successo “

La Libreria Fahrenheit 451 vi consiglia:

Manuale per ragazze di successo
di Paolo Cognetti
ed. Minimun fax

manualeSette racconti, sette ritratti di donna. Ragazze in lotta per l’amore, la maternità, il lavoro; donne che fanno carriera o ereditano fortune; donne che perdono il lavoro, vengono tradite e lasciate, provano a fare i conti con la sconfitta; che ricominciano, si ribellano, navigano a vista tra le tempeste del quotidiano. Accanto a loro uomini disorientati, capaci solo di lasciarsi vivere, privi del coraggio, dell’ironia ma certe volte anche della solitudine che circonda le loro compagne. Con uno stile asciutto Paolo Cognetti descrive, tra educazioni sentimentali e racconti di formazione, i capitoli di un immaginario “manuale per ragazze di successo”: sette modi di trovare o perdere la felicità, sette storie che parlano con la voce di una nuova femminilità.


Artista in vetrina: Sandra Ercolani

Sabato mattina 17 giugno dalle ore 10.00 alle 13.00 torna alla Libreria Fahrenheit 451 l’iniziativa “UN ARTISTA IN VETRINA”, e non in senso metaforico.
Protagonista infatti l’architetto designer di ri-gioielli Sandra Ercolani che presenterà e mostrerà l’esecuzione della sua nuova linea ETNICART, a base di carta filata riciclata da quotidiani e riviste, in un piccolo laboratorio allestito direttamente in vetrina dove il pubblico potrà vedere come nasce la sua opera e dialogare con lei.

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L’anima di MMD metamorphosidesign è l’architetto Sandra Ercolani, di origine romagnola, “trapiantata” nella Pianura Padana, dove ha svolto la libera professione dal 1996 al 2011 occupandosi principalmente di ristrutturazioni edili , bioarchitettura e design di interni. 
La scelta del nome METAMORPHOSIDESIGN nasce da sè, trattandosi di una metamorfosi di idee e materiali che sono venute a crearsi nel tempo. La passione per la bioarchitettura e la sensibilità ai problemi ambientali hanno portato l’ingegno creativo di Sandra Ercolani a pensare di creare prodotti con materie prime riciclate; essendo talmente tanti i rifiuti non riutilizzati nel nostro Paese, sarebbe un vero peccato non trasformare tutta questa materia in “materia prima” a sua volta ri-riciclabile. La passione inoltre, per il design del gioiello, l’ha portata dapprima alla creazione di bijoux con materiali più o meno preziosi, fino ad arrivare anche al design di accessori per la casa , non tralasciando quindi l’attività di interior designer.

il RI-gioiello, pensato e creato per gente giovane..ma non necessariamente d’età. Per chi ha una marcia in più e dedica questa marcia a velocizzare la sensibilità verso l’ambiente e l’eco-design.


Gruppo di lettura: “La fine dei vandalismi”

Alla Libreria Fahrenheit 451, martedì 13 giugno ci ritroveremo con FAHR&CLUB gruppo di lettura, con il libro

La fine dei vandalismi
di Tom Drury
NNEDITORE

Ai partecipanti in regalo la borsa NN.

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Incontro: “leggere il trauma nei bambini”

La Libreria Fahrenheit 451 vi invita:

trauma genitorale


Recensione: “Peperoncino”

Recensione di Noemi Veneziani

Alain Mabanckou
Peperoncino
(66THAND2ND)

peperoncinoTokumisa Nzambe po Mose yamoyindo abotami namboka ya Bakoko, che in lingala significa “Rendiamo grazie a Dio, il Mosè nero è nato sulla terra degli antenati”, è il nome che il religioso papà Moupelo decise di assegnare a quel bimbo abbandonato alle porte del grande orfanotrofio di Loango. Un nome lungo e importante e che tutti abbreviavano semplicemente in Mosè.
Era tutto sommato piacevole la vita nell’orfanotrofio e papà Moupelo contribuiva al divertimento dei ragazzi quando, poco prima dell’ora dedicata al catechismo, si cimentava in una sequenza infinita di manovre nel tentativo di parcheggiare la sua Mercedes con il muso rivolto in avanti già pronto per uscire. Oltre a papà Moupelo, a Sabine Niangui – premurosa mamma adottiva di tutti gli orfanelli -, l’inseparabile compagno di giochi Bonaventure e tanti altri strambi personaggi, nell’orfanotrofio vivevano anche i severi e corrotti sorveglianti di corridoio e il temibile direttore Dieudonné Ngoulmoumarko. Fu proprio il severo Dieudonné a dichiarare inaspettatamente l’avvio di un lungo processo di evoluzione che avrebbe alterato per sempre il volto dell’orfanotrofio e della stessa società congolese: era iniziata la Rivoluzione socialista scientifica e con essa scomparvero misteriosamente sia l’affezionato papà Moupelo che la dolce Sabine.
Da ora in avanti, la bandiera rossa della Rivoluzione sarebbe rimasta ben esposta nel cortile dell’orfanotrofio.

Il rosso simboleggiava la lotta che aveva condotto all’indipendenza del nostro paese negli anni Sessanta; il verde, la natura rigogliosa e lussureggiante delle nostre campagne; il giallo, l’insieme delle nostre ricchezze naturali che l’Europa aveva rubato e depredato fino alla nostra emancipazione. Quanto alla zappa e al martello, ci esortano al lavoro, all’attività manuale, mentre la stella giallo-oro ci ricordava la necessità di rivolgere lo sguardo al futuro e di perseguitare senza sosta i nemici della Rivoluzione, compresi quelli che vivevano nel nostro paese e avevano il nostro stesso colore di pelle, i “lacchè dell’imperialismo”.
[…] Quando i bianchi sono venuti in Africa, noi avevamo le terre e loro la Bibbia. Ci hanno insegnato a pregare con gli occhi chiusi: quando li abbiamo aperti, i bianchi avevano la terra e noi la Bibbia.

A causa di questi mutamenti la vita all’orfanotrofio si fece insopportabile, così Mosè, approfittando del perfetto piano di fuga escogitato dai tremendi gemelli Songi-Songi e Tala-Tala, decise di accettare l’invito di questi e di unirsi al gruppo che sarebbe presto fuggito da Loango. La separazione da Bonaventure fu una inevitabile conseguenza, anche perché egli era convinto che, un giorno o l’altro, un aereo sarebbe giunto unicamente per lui. Da quel momento in avanti, il timido Bonaventure avrebbe dovuto affrontare la vita da solo, senza poter contare sullo spavaldo Mosè che lo aveva sempre difeso da quei pestiferi gemelli arrivando persino a guadagnarsi il simpatico soprannome di Peperoncino a causa di un ridicolo scherzo messo in atto ai danni dei due monelli.

Io e Bonaventure stavamo nel blocco 4 insieme ad altri otto compagni che dormivano come ghiri quando di notte mi alzai in punta di piedi per andare al blocco 6 e cospargere di peperoncino il cibo che quei due ingordi dei gemelli imboscavano sotto i loro letti a castello per poi mangiarlo verso mezzanotte o l’una del mattino. Sapevo dove lo nascondevano, dunque fu un gioco da ragazzi sdraiarmi per terra davanti al loro blocco, allungare il braccio destro, sollevare il coperchio del piatto di plastica e versarci sopra il peperoncino.

Era dunque giunto il momento di cambiare vita e di fuggire verso la tanto decantata Ponte-Noire; quel luogo, o meglio il porto di Pointe-Noire, divenne la sistemazione perfetta per quella piccola banda di ladruncoli che si dilettava in piccoli furti compiuti al porto e al Grand Marché. A Mosè piaceva così tanto scorrazzare tra il Grand Marché e i singolari quartieri della città così, un giorno, si imbattè in una donna che gli propose di mutare per sempre la propria esistenza: Mamma Fiat 500. Peperoncino si affezionò molto a Mamma Fiat 500 e alle sue ragazze zairesi, tanto da abbandonare lo scapestrato gruppo di banditi, guidato ormai interamente dai gemelli, per dedicarsi al suo nuovo lavoro di scaricatore di porto.
Tuttavia il nuovo capo di stato congolese – guidato da una tremenda gelosia gelosia nei confronti di Mamma Fiat 500 – decise di compiere un folle atto facendo misteriosamente scomparire sia la donna che le sue belle ragazze zairesi. Fu un duro colpo per Peperoncino e questa volta la sua reazione fu molto diversa rispetto a quando era un giovane adolescente: si armò di coltello e si diresse verso la dimora del politico per assassinarlo. Così fece, e da quel momento in avanti la sua esistenza fu completamente stravolta provocandogli gravissimi scompensi mentali che i professionisti della mente formatisi nella modaiola Parigi non riuscirono a sanare. Visti i risultati ottenuti, Peperoncino decise di rivolgersi a tradizionali stregoni certificati.

GUARITORE NGAMPIKA
DISCENDENTE DIRETTO E LEGITTIMO DEL RE MAKOKO
GIÀ STREGONE PERSONALE DEL SINDACO, DEL PREFETTO E DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
SPECIALISTA IN MALATTIE INGUARIBILI NOTE E IGNOTE
RITORNO ASSICURATO DI VOSTRA MOGLIE A CASA ENTRO 24 ORE
GUARIGIONE COMPLETA DA STERILITÀ, IMPOTENZA, ERNIA
INCANTAMENTO DEI VOSTRI NEMICI
VITTO GRATUITO PER TUTTA LA DURATA DELLA CURA
PAGAMENTO A GUARIGIONE COMPLETA E DEFINITIVA

Ma nemmeno quella medicina riuscì a curare l’ormai innocuo quarantenne rinchiuso nella sezione di salute mentale del carcere di Loango – che tanto assomigliava al vecchio orfanotrofio – intento a mettere per iscritto le proprie memorie di vita.
Attraverso una scrittura estremamente semplice, povera e disseminata di espressioni evidentemente rubate dalla tradizione orale, Alain Mabanckou con il suo Peperoncino – edito da 66THAND2ND – permette al lettore di conoscere le condizioni sociali e politiche di un paese da poco liberatosi dagli artigli dell’imperialismo europeo e con tanta voglia di proporsi al mondo come una vera e propria Nazione indipendente fiera della propria cultura e della propria storia.