Recensione: “La banda degli uomini”

“La banda degli uomini”
di Flavio Villani
(Neri Pozza)

neri pozzaVolendo definire cromaticamente questo romanzo si potrebbero utilizzare solo due colori; il nero e il grigio. Nero per lo stile di narrazione che ricorda i “noir” dell’editore Gallimard e grigio le sensazioni e le atmosfere che pervadono il romanzo, dal grigiore della realtà ivi descritta al grigiore dei personaggi, avidi uomini ri regime e cronici perdenti.
Siamo nel 1938, nei quartieri della vecchia Milano operaia tra via Porpora e Lambrate dove, un anarchico perso nei fumi dell’alcol e dimentico di moglie e figli muore per le percosse subite: la polizia è poco interessata al caso, che riguarda un poveraccio per di più sovversivo, per cui ad indagare sono i giovani figli, aiutati da un meccanico ebreo e da alcuni amici (la banda di uomini, appunto). Su questa vicenda si innesta anche quella relativa al furto di un famoso quadro di Hayez, nel quale sono coinvolti anche personaggi importanti del regime.
Il romanzo non è solamente un ottimo noir, ma è anche racconto di un epoca di antagonismi, rivalità, invidie e disperazione a dispetto di un ordine costituito al quale non credono neppure i funzionari del regime, epoca che sfocerà tragicamente nella seconda guerra mondiale.

Danilo Tagliaferri

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